PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 19_03_2014

ECF

Premio Europeo al Teatro Valle Occupato: “Com’è triste la prudenza!”

L’incontro avvenuto lunedì mattina tra il sindaco con due assessori e i rappresentanti del collettivo che ha riaperto la ex caserma Rossani segna un passo avanti importante. Per tre motivi: 1) l’amministrazione comunale riconosce che l’azione autonoma e autogestita dei giovani e degli attivisti è mirata alla difesa di un bene pubblico e alla sua apertura alla città; 2) proprio a partire dall’esperienza che sta riempiendo di senso e di attività uno spazio pubblico finora negato ai cittadini si organizzerà il laboratorio di progettazione partecipata per la futura trasformazione dell’area; 3) gli otto ettari non saranno privatizzati, il project financig ipotizzato in passato è morto e sepolto e non un solo metrocubo in più sarà costruito a discapito del verde.

Se questi impegni saranno confermati da atti amministrativi, vorrà dire che il successo del collettivo è larghissimo e che lo scontro fra Emiliano e Schittulli sullo sgombero di Villa Roth (all’origine di tutto) non era propaganda politica. È chiaro che alla base del successo dei «volontari» della Rossani c’è la loro capacità di aprirsi alla città, di dialogare con gruppi sociali e soprattutto con generazioni diverse conquistando simpatia, solidarietà e anche partecipazione.

Ma c’è un quarto motivo, più importante, se possibile: il processo di «riconoscimento e di affidamento» non avverrà a costo di una metamorfosi burocratica e istituzionale del collettivo. I ragazzi e gli adulti e i… pensionati della Rossani non saranno costretti ad abbandonare la loro dimensione di movimento per vestire i panni di una associazione o di una cooperativa in grado di soddisfare le forme della legalità.

Perché il rischio che corre questa esperienza, sorprendente per la velocità e la determinazione con cui hanno già preso forma attività come la libreria sociale, la palestra popolare, il bosco urbano e gli orti, consiste proprio nella resa alla logica del mercato e nel lasciarsi sospingere verso una qualche forma di imprenditoria, ancorché «etica».

La «legalità» in circostanze di questo genere è l’argomento agitato da chi non condivide l’iniziativa, o vi si oppone apertamente. E con la questione-legalità si confronta ad esempio, da tre anni, l’esperienza romana del Teatro Valle Occupato, contro la quale si schierano anche il neo presidente del Consiglio Matteo Renzi e il cantautore Gino Paoli, oltre che il prefetto di Roma. Tutti spiazzati dalla notizia che proprio ieri a Bruxelles l’European Cultural Foundation ha assegnato per la prima volta il Premio Princess Margriet a una realtà italiana: il Teatro Valle Occupato, appunto, in quanto «esempio di sperimentazione artistica e politica per costruire e difendere la cultura come bene comune» e per «il carattere altamente innovativo della sua lotta, in risposta all’ondata di misure di austerità e privatizzazione».

L’European Cultural Foundation, ci ricorda Tomaso Montanari, è stata creata a Ginevra nel 1954, tra gli altri dal padre dell’Europa Robert Schuman, dal principe Bernardo d’Olanda, dal filosofo svizzero Denis de Rougemont, ed è attualmente presieduta dalla principessa Laurentien d’Olanda. La fondazione ha lo scopo di «supportare e mettere in connessione coloro che rinnovano la cultura», e di farlo «esplorando, imparando, condividendo la conoscenza».

L’assegnazione del premio ha avuto vasta eco nei giorni scorsi. Anche per le analogie della Rossani, sulla pagina facebook dell’avvocato Michele Laforgia, per esempio, si è sviluppato un interessante dialogo sul tema. Laforgia risponde a chi, come Irma Melini (è consigliere circoscrizionale di Forza Italia a Madonnella) sostiene che «all’incapacità dell’Amministrazione non si dovrebbe mai sostituire l’iniziativa illegittima e illegale del privato e che la buona amministrazione deve scegliere e programmare, e soprattutto garantire che tutto sia regolare e regolamentato».  Ma la buona amministrazione, replica Laforgia, «non può fare a meno di cittadini attivi e consapevoli. Ai cittadini non si può chiedere solo il voto e l’obbedienza. E quando si organizzano per tutelare diritti collettivi vanno ascoltati e incentivati. Non semplicemente repressi». In questo senso, una strada nuova e anti-autoritaria indica ora l’iniziativa del sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano, che propone di affidare le caserme vuote e dismesse, per un periodo di dieci anni e senza nulla pretendere in cambio, a gruppi di persone che abbiano un progetto di uso sociale degli spazi. Alfano pensa a qualcosa di analogo al «prestito d’onore» e mutuando le formula dalla cultura giuridica angloamericana parla di «valorizzazione d’onore». La norma sta per esser pubblicata: riguarda circa 700 immobili.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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