PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 12_03_2014

Un disegno di un progetto di Chiaia e Napolitano

Un disegno di un progetto di Chiaia e Napolitano

La giusta misura. Architetture come una miss _ Un Premio Inarch per la Puglia 

Succede un po’ come in un concorso di bellezza: una volta la vincitrice diventa una star del cinema, un’altra volta il suo splendore dura solo qualche mese e ben presto tutti si dimenticano di lei.  Così, chi potrà dire se da un concorso di architettura verrà fuori il capolavoro o se invece sarà quella domani una casa fra le altre?

Pur con questi dubbi o forse proprio contro di essi, la sezione pugliese dell’Inarch (da poco costituita), insieme all’Ance (l’associazione dei costruttori edili) lancia un nuovo concorso regionale per l’architettura. Se per la Puglia è una novità, per l’Italia è un ritorno. Anzi un doppio ritorno. Il premio nazionale Inarch nacque mezzo secolo fa, per iniziativa di gente come Giulio Carlo Argan e soprattutto come Bruni Zevi, che aveva fondato l’Istituto nel 1959 proprio per liberare l’architettura italiana dalle angustie dell’accademia (ancora occupata dalle baronie fabbricate dal fascismo) e dai riti di una professione autoreferenziale. Tra i vincitori del Premio Inarch ricorrono anche progettisti baresi che hanno segnato gli anni Sessanta della loro città, come Tonino Cirielli e lo studio Chiaia&Napolitano.

L’esperienza durò un decennio, poi ci fu una lunga pausa di 15 anni; nel 1989 fu ripresa ma ebbe vita breve, concludendosi nel 1992. Indagare per quali motivi nel ’73  si aprì la lunga fase critica del premio Inarch non è una attività inutile: è il periodo che coincide con il debutto e l’affermazione del Postmoderno anche in Italia; dal punto di vista politico-economico è quella l’epoca del funesto intreccio tra partiti e imprese che avrebbe portato al craxismo e a Tangentopoli. Se consideriamo questo scenario, la volontà di rilanciare il premio Inarch può essere almeno l’indizio che qualcosa stia cambiando. Ma forse si rischia così di attribuire ai promotori intenzioni ben più impegnative di quelle reali. Il raid del Postmoderno, con il predominio dei critici del pensiero debole, ha lasciato dietro di sé un disordine tale che i più saggi hanno ormai rinunciato a inseguire se non uno stile, almeno una identità della architettura italiana. Di ciò si trova un riflesso anche nel risultato dell’ultima edizione di un altro premio, quello indetto dalla Regione Puglia con la legge regionale 14 del 2008 e al quale il concorso Inarch Puglia ora si affianca in competizione. Ricalcandone alcuni caratteri, come l’accento posto sulla committenza.

Il concorso è articolato in tre categorie: nuova costruzione; riqualificazione edilizia e/o urbana; opera di un giovane progettista (non più che quarantenne). Per ogni categoria potranno essere premiati non solo i progettisti ma anche il committente e l’impresa esecutrice, che potranno anche presentare direttamente le candidature. La partecipazione è abbastanza informale: ci si iscrive on line, pubblicando l’opera sul portale archilovers.com entro il 31 marzo. II progetti candidati sono immediatamente visibili e anzi i frequentatori della Rete determineranno con il loro voto una «menzione speciale». I premi invece saranno assegnati da una giuria di cui fanno parte tra gli altri Giovanni Leoni, Michele Beccu, Beppe Fragasso, Grazia Marocco e Mauro Lanotte. I tre vincitori parteciperanno di diritto al concorso nazionale.

Indipendentemente dal verdetto della giuria, il neonato concorso Inarch Puglia potrà contribuire alla affermazione di una cultura dell’architettura contemporanea alla quale punta la legge regionale 14, incontrando però forti resistenze, soprattutto nei Comuni ai quali è delegata l’iniziativa di riconoscere il valore delle opere contemporanee. La legge stabilisce che ogni Comune tenga un elenco degli edifici significativi realizzati negli ultimi 70 anni e che faccia qualcosa per tutelarli almeno per evitarne la demolizione o le irreversibili trasformazioni. Il Comune di Bari – che fra quelli pugliesi dispone dell’ufficio tecnico meglio attrezzato – ha compilato il proprio elenco con sei anni di ritardo ma non l’ha ancora approvato: è stato infilato nella delibera di adeguamento del Piano regolatore al Putt/p e quindi ne segue inevitabilmente le sorti. A conti fatti, sarebbe stato meglio tenere separate le faccende.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

Pubblicato il 12|03|2014, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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