PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 05_03_2014

Spinnerei _ visita d'autunno (foto Nils Petersen)

Spinnerei _ visita d’autunno (foto Nils Petersen)

Tra querce e libri la Rossani ipoteca il futuro _ Spinnerei: un esempio europeo

Le querce sono state piantate; i libri sono sugli scaffali. Il bosco urbano sociale comincia a crescere e la biblioteca popolare è stata inaugurata domenica scorsa. La vita multiforme della ex caserma Rossani occupata-liberata si affranca dalla precarietà del momento e guarda al futuro, perché a questo tendono alberi e libri: durare nel tempo. E il proiettarsi nel tempo dell’azione che si è sviluppata all’interno della Rossani impegna sempre di più le istituzioni a prendere posizione. O almeno a fornire la luce e l’acqua.

Il periodo elettorale, utilissimo tanto per le promesse quanto per le minacce,  è quello meno favorevole alla assunzione di responsabilità. Da questo punto di vista, sarà certo imbarazzante per l’amministrazione comunale proseguire sulla strada di interventi marginali di manutenzione insieme ad un laboratorio di progettazione partecipata (a cose fatte), affidato a Fuksas.  Forse, e se ancora si è in tempo, è il caso di «rimodulare» – come dicono quelli che se ne intendono – la spesa preventivata e ascoltare chi ha già riaperto alla città la Rossani. Gli occupanti-liberatori non hanno certo bisogno di consigli; agli amministratori pubblici invece potrebbe tornare utile dare un’occhiata a quel che si fa in Europa, in città che vivono un vasto rinnovamento urbano mediando costantemente tra le pretese aggressive degli immobiliaristi e le rivendicazioni popolari, soprattutto dei giovani che reclamano spazi autogestiti e a basso costo.

Suggeriamo allora – ad esempio – di studiare il caso della Spinnerei, a Lipsia, in Germania. Si tratta di uno dei centri più avanzati della creatività in Europa. Fino alla Friedliche Revolution e alla caduta del Muro di Berlino era il più grande cotonificio d’Europa, in cui lavoravano 4mila operai. Una delle tante fabbriche orientali sacrificate sull’altare della riunificazione della Germania e perciò chiusa in attesa della migliore occasione speculativa. Ma prima della svendita ad un investitore dell’Ovest, un gruppo di giovani artisti (alcuni dei quali sarebbero poi diventati famosi nel mondo, come Neo Rauch) comincia ad usare alcuni degli immensi spazi  articolati in venti edifici. In breve tempo quei dieci ettari di fabbrica abbandonata nel cuore della città ottocentesca attirano iniziative culturali spontanee e anti-istituzionali. Se la esperienza non è stata soffocata è in gran parte per merito di Regina Lenk, l’amministratrice del bene immobiliare dell’epoca, che aveva già lavorato in fabbrica ai tempi della Ddr, donna di cultura oltre che di partita doppia. Agli artisti viene offerto di occupare gli spazi in cambio di interventi minimi di manutenzione e in definitiva della loro difesa dal degrado. La prima iniziativa di rilevo è l’apertura di una Accademia estiva, poi nel 1998 si apre una scuola di ballo (Tangofabrik) e l’anno dopo il teatro comunale allestisce un sala nel cotonificio: la Spinnwerk. Oggi la Spinnerei contiene undici gallerie d’arte, un centro sperimentale d’arte contemporanea (Halle 14), una manifattura di ceramica, il cinema LuRu, allestimenti gastronomici, studi di architetti e di grafici, una casa editrice d’arte, la Lubok, laboratori di moda, di fotografia e di musica elettronica, librerie e anche una fabbrica di biciclette su misura. Oltre che il famoso centro internazionale di coreografia diretto da Monserrat Leon.

La caratteristica fondamentale della vicenda della Spinnerei è l’assenza di un piano imposto dall’alto: le attività nascono e si sviluppano avendo come unico criterio la sperimentazione più avanzata. Gli spazi si offrono per quel che sono, senza costose trasformazioni. Solo l’allestimento della Halle 14, nel 2008, ha comportato un finanziamento complesso: un milione e 200mila euro di cui più della metà attraverso il progetto Stadtbau Ost mentre il proprietario ha investito 241.500 euro e la città di Lipsia 103.500 euro garantendo in questo modo, con una quota inferiore al 10% del capitale, un diritto di controllo pubblico.

Per la ex caserma Rossani, di proprietà del Comune e quindi pubblica, sono disponibili anzi restano – compresi i fondi della Regione – oltre 25 milioni di euro. A fare i paragoni con l’Europa, non sono affatto pochi.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

Pubblicato il 05|03|2014, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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