PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 05_02_2014

20140204_143113La Rossani ora non è più un ostaggio _ Cosa cambia con l’occupazione

L’occupazione della Rossani è piombata come un macigno nell’acqua stagnante del dibattito pre-elettorale fra candidati veri, presunti o sedicenti alla poltrona di sindaco. L’occupazione della ex caserma (anzi la sua «liberazione», come dicono i giovani che ne hanno aperto i cancelli, sabato scorso) ha svelato tutto il vuoto che si nascondeva dietro gli slogan e il politichese, costringendo i competitori sulla scena a prendere posizione di fronte a un fatto nuovo, concreto, urgente, anzi immediato.

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Ecco perché affoga la “città diffusa”

Roma allagata
Roma allagata

Essere progettisti, oggi, dovrebbe presupporre la consapevolezza del luogo su cui il progetto prende vita e la necessità di rispettarne gli equilibri. Essere cittadini, oggi, significa impegnarsi a conoscere le esigenze della propria terra. Pubblichiamo un interessante articolo apparso su Il manifesto ieri 31 gennaio 2014.

Affoga la «città dif­fusa». Ormai basta un tem­po­rale un po’ più consistente, neppure allu­vio­nale, e pezzi interi di quar­tieri vanno sott’acqua, i fiumi eson­dano, i sot­to­passi diven­tano cisterne di acqua sporca e mel­mosa, pronta a river­sarsi nell’intorno. Il clima impaz­zito, per­ché sovrab­bon­dante di entro­pia ed ener­gia da atti­vità antro­pi­che, sca­rica le pro­prie biz­zar­rie su un ter­ri­to­rio inde­bo­lito; para­dos­sal­mente dall’elemento che più doveva con­so­li­darlo, oltre che moder­niz­zarlo, il cemento delle città.

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