PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 19_02_2014

Laboratori ludici sono stati organizzati domenica scorsa [foto Alessandra Positano | Fotografi di strada]

Laboratori ludici sono stati organizzati domenica scorsa [foto Alessandra Positano | Fotografi di strada]

Rossani, lo spazio senza potere né sottomissione _ Una teoria dell’occupazioneLo sgombero della ex caserma Rossani non c’è stato e – assicura il sindaco Emiliano – non ci sarà. Ieri i tecnici del Comune hanno «messo in sicurezza» l’area isolando solo gli edifici pericolanti. In effetti condividendo la scelta degli spazi già fatta dagli occupanti.


È una vittoria del collettivo che dal primo febbraio ha riaperto alla città uno spazio pubblico segregato da  anni? Oppure è un armistizio, una fragile sospensione delle ostilità con molti rischi e forse anche inganni? È questa la domanda che attraversa l’assemblea degli occupanti. Difficile dare una risposta, ma intanto si può dire che quel «passare all’atto» (per dirla con il filosofo Bernard Stiegler) rappresentato dall’occupazione della Rossani costringe le istituzioni – ed ora innanzitutto il Comune – a fare i conti con una situazione nuova e con un movimento – di azione, di opinione, di solidarietà e di partecipazione – che sta crescendo intorno al collettivo.Per effetto del «passare all’atto» il Comune deve «prendere atto» che una parte della caserma Rossani è inagibile e pericolante. Bella scoperta! E che, non si sapeva prima? Come d’altra parte sono «pericolosi» molti uffici pubblici: scuole, per esempio, che pure restano aperte. Per effetto del «passare all’atto» il Comune deve «prendere atto» che è sempre più difficile assecondare processi più o meno espliciti di privatizzazione del patrimonio pubblico facendo leva su equivoci concetti come «sinergia pubblico-privato» e «valorizzazione». Processi non ipotetici di privatizzazione, ma concreti e già in corso: dalla assurda galleria d’arte contemporanea al Teatro Margherita fino alla gestione dell’auditorium Nino Rota (quando mai sarà aperto).Per effetto del «passare all’atto»  conviene ormai «prendere atto» che una trasformazione degli otto ettari  di spazio pubblico compresi tra corso Benedetto Croce e via Giulio Petroni non può che passare attraverso una progettazione partecipata autentica (non quella messinscena di propaganda tanto in voga in città).  È oramai sufficientemente chiaro che l’idea progettuale di Massimiliano Fuksas, vincitore del concorso Baricentrale, almeno per quel che riguarda l’area della Rossani non corrisponde ai desideri dei cittadini o perlomeno è rifiutata dal movimento che si coagula intorno alla occupazione della ex caserma.

Per effetto del «passare all’atto»  non si può non «prendere atto» che ora si sta già realizzando quel  che il Comune non ha ancora deciso se fare, come fare, quando farlo e a chi farlo fare. Nella Rossani è già operativa una palestra sociale dalle ironiche discipline sportive; nei giorni scorsi un gruppo di pensionati che abita in via Giulio Petroni ha proposto al collettivo degli occupanti di realizzare un campo da bocce: si farà; un laboratorio ludico per i bambini è in attività da domenica scorsa; mentre la circoscrizione Carrassi ha perduto la sua biblioteca, che il clero ortodosso ha sfrattato dalla chiesa Russa, sta per essere aperta una public library nella Rossani, erede di quella allestita a Villa Roth e sgomberata dalla Provincia; è già molto avanti il progetto dell’orto urbano: se ne sta occupando un gruppo in cui ci sono agronomi, botanici, architetti e paesaggisti. Con un dibattito teorico che fa impallidire i travet del giardinaggio istituzionale.

Echeggiano nelle discussioni i nomi di Pierre Donadieu (teorico della campagna periurbana e degli orti di città)  e di Gilles Clément, l’autore del  «Manifesto del Terzo paesaggio» (Sujet/Obijet ed., 2004), padre del famoso parco André Citroën a Parigi. Clément fonda la sua ricerca sul «residuo», su ciò che deriva dall’abbandono di un terreno e che diventa rifugio della diversità biologica. Da qui prende le mosse la definizione del Terzo paesaggio che non è agricoltura e nemmeno artificiale organizzazione del verde: «Realizzare il Terzo paesaggio significa valorizzare la crescita e lo sviluppo biologico, in opposizione alla crescita e lo sviluppo economico. Elevare l’improduttività fino a conferirle dignità politica».

Il pensiero di Gilles Clément sembra ritagliato proprio sul residuo-Rossani, su quel suolo semiselvatico inglobato nel cuore della città. E a ben guardare questo programma è una metafora della occupazione stessa della ex caserma: «Terzo paesaggio rinvia a Terzo stato (e non a Terzo mondo). – scrive Clément – Uno spazio che non esprime né il potere né la sottomissione al potere».

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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Pubblicato il 19|02|2014, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Chiedo scusa…io vorrei riproporre qua una idea che mi frulla in testa da qualche giorno relativamente al Margherita: farne una biblioteca.

    Basterebbe fare del Margherita una succursale della Nazionale, con un 50.000-70.000 libri di uso frequente (narrativa, saggistica, turismo, fotografia, divulgazione e soprattutto letteratura per ragazzi) per farne un polo di attrazione cittadino perfetto: con sale lettura e caffé/ristorante con eccezionale vista mare, con possibilità di esposizioni, eventi, concerti e proiezioni che ne mantengano viva la natura originale, con luoghi di studio per studenti di scuola e universitari, in posizione centralissima e ben collegata.

    Al contrario del Bac, sarebbe anche economico…completamente pubblico, veramente aperto a tutti e vitale.

    Certo ci sono altre biblioteche in centro a Bari, ma…la Ricchetti, che fa onestamente e meritoriamente il proprio lavoro, concede UN libro in prestito per due settimane, e da quel che mi risulta è incentrata soprattutto su corpora, enciclopedie e libri di studio, con orientamento che negli ultimi anni ha privilegiato l’ambito delle scienze sociali e della filosofia, ed in precedenza quello scientifico (per complementarietà con la Sagarriga-Visconti); la De Gemmis, che peraltro ha dei fondi molto interessanti, è principalmente una biblioteca di testi storico-artistici, con numerosi testi antichi e documentari (e ha una sala lettura molto bella, con molti libri per ragazzi, ma piccola).

    La Nazionale, in questo momento, è largamente sottoutilizzata: prima del trasferimento, quando pure la situazione era lontana dall’essere ideale, si prestavano più di 10.000 libri all’anno; nel 2010 neanche 2.200.
    La sede della Nazionale è bellissima, ma remota e irrangiungibile senza macchina. Una succursale in centro, quindi, sarebbe benemerita.

    L’idea m’è venuta vedendo la libreria sistemata all’interno di un teatro riconvertito a Buenos Aires, l’Ateneo Grand Splendid:

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