La rivincita di Punta Perotti: un passo indietro dei palazzi

sistema del verdeIl progetto della ricostruzione: parco costiero cinque volte più grande, edifici più bassi e nuove strade

I numeri sono importanti, in queste faccende. E i numeri da cui iniziare il ragionamento sono due: 3,9 e 194.224. Nel primo caso si tratta di cemento (i metri cubi da costruire), nel secondo di verde (i metri quadri del parco urbano). In questi due numeri c’è il succo del futuro possibile di Punta Perotti. Cioè la proposta firmata dall’architetto Ottavio Di Blasi  e presentata al Comune dal consorzio formato dai costruttori Andidero e Matarrese, cui la Corte di Strasburgo ha restituito i suoli ingiustamente confiscati.

Abbiamo potuto vedere da vicino e in dettaglio il «progetto» e lo raccontiamo, cercando di fare chiarezza su alcuni punti sensibili e rinviando i giudizi ad un altro articolo: la rubrica Piazza Grande che si può leggere in queste stesse pagine.

Cominciamo col dire che non si tratta di un progetto architettonico né di una nuova lottizzazione, ma di uno studio di fattibilità per un «programma di riqualificazione ambientale, paesaggistica ed urbanistica del lungomare Sud di Bari e ricucitura del quartiere Japigia col litorale». Dunque, una proposta urbanistica che travalica i confini dei suoli di Punta Perotti e si proietta – con il proprio metodo – fino a San Giorgio, coinvolgendo anche altre possibili lottizzazioni, come quella di Punta Carnosa (su cui esistono già due progetti). Non è un caso che nelle tavole del book in formato A3 l’area riquadrata comprenda anche la nuova sede della Regione Puglia, in costruzione in via Gentile.

UN PASSO INDIETRO  Lo studio di fattibilità ha una storia lunga: nasce addirittura prima della demolizione degli scheletri di Punta Perotti, nel 2005. L’idea iniziale di un arroccamento delle costruzioni, allineate e non più perpendicolari alla linea di costa, è passata attraverso numerosi aggiornamenti, ma la svolta – ammette Di Blasi – è arrivata con la approvazione del «nodo ferroviario» e con lo spostamento ormai certo dei binari. Questo consente di ampliare la superficie da destinare a parco urbano, arretrando ulteriormente i palazzi. L’operazione è facilitata dalla modifica del tracciato della strada litoranea, che si allontana dal mare e viene pedonalizzata, e dalla trasformazione di viale imperatore Traiano nella nuova arteria di ingresso da sud-est alla città. Viale Traiano,  dotato anche di una metropolitana di superficie. diventa così la strada su cui si realizza effettivamente la cerniera fra l’interno di Japigia e la costa, attraverso cinque traverse, da viale Magna Grecia al canale Valenzano.

I PALAZZI Di Blasi non progetta, in questo studio, le architetture dei nuovi fabbricati, che mantengono le destinazioni d’uso previste dal piano regolatore (abitazioni e terziario). Si limita a disporre i volumi possibili in sette grandi isolati aperti (in qualche modo una memoria della scacchiera murattiana, pur deformata nel lungomare di Madonnella, di cui i palazzi sarebbero una prosecuzione.

«È impensabile che la città finisca senza regola e senza ragione nell’attuale sfrangiamento di piazza Gramsci – dice Di Blasi – e invece serve definire un punto in cui la città inizia e finisce». Un modello a tre dimensioni, confrontato all’analogo disegno  con la presenza della «serranda» abbattuta, testimonia la differenza dell’impatto visivo dal tradizionale punto d’osservazione: quello della rotonda di piazza Diaz.

Quanto sono alti gli edifici? Non hanno tutti le stesse dimensioni  ma, nel fronte che guarda il mare, comunque non sono più alti di 26 metri,  misura non capricciosa, ma derivata calcolando la media delle altezze dei palazzi del lungomare monumentale. Nella fascia più arretrata invece, l’altezza massima degli edifici si ferma ai 35 metri. In ogni caso, sempre al di sotto della altezza massima prevista dal piano regolatore in quell’area, che è di 40 metri.

A conti fatti, in questo modo i costruttori accettano di autoridurre a poco meno di 4 metricubi per metroquadro  (esattamente 3,9) le volumetrie, mentre il piano regolatore di Quaroni consentirebbe un indice 5.

IL VERDE PUBBLICO I fabbricati sono collocati  nella fascia compresa tra viale Traiano e il nuovo tracciato della litoranea pedonalizzata; tutto il resto  diventa parco urbano. Lo studio di fattibilità  prevede fasi successive di espansione del verde pubblico. Attualmente il «Parco della legalità», è grande poco meno di quattro ettari e mezzo. Modificando la litoranea e inglobando l’area di Pane e pomodoro, il nuovo parco costiero crescerebbe a oltre 12 ettari (esattamente 121.728 metriquadri). Nella terza fase, conclusiva, comprendendo anche l’area di Torre Quetta  si arriva a 177.980 metriquadri che, sommati ai giardini di piazza Gramsci, portano il «sistema del verde» a sforare i 20 ettari.

L’INIZIO E LA FINE Il sistema del verde concepito  dall’architetto  Di Blasi per Matarrese e Andidero comporta la scomparsa del park&ride di Pane e pomodpro, con il trasferimento dei posti auto  in un autosilo da realizzare come testata dei nuovi edifici, allo sbocco di viale Magna Grecia su viale Traiano. Dall’altra parte dell’area, la conclusione degli isolati dei palazzi residenziali avviene con una penetrazione del parco verso l’interno di Japigia, lungo gli argini della Lama Valenzano che potrebbe essere dragata nel suo tratto finale per destianarla ad attività ludiche e sportive, per esempio: canottaggio e windsurf.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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Pubblicato il 12|02|2014, in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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