PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 08_01_2014

libertà

Uno scorcio del quartiere Libertà

A Libertà, Murat e Madonnella ruspe al guinzaglio _ Centinaia di edifici “non sostituibili”

Sono centinaia gli edifici che non si possono più buttar giù, nel centro di Bari. Il Comune ha finalmente completato la ricognizione, identificazione e schedatura di ciò che bisogna ad ogni costo salvare dalla furia demolitrice che ogni città teme ma di cui al tempo stesso non può fare a meno.

Nell’ultima riunione prima di Natale, la Giunta comunale ha approvato una delibera (n. 862) con cui si individuano gli edifici (costruiti prima del 10 ottobre 1953) e di cui si riconosce la «inopportunità della sostituzione» nel quartiere Madonnella e in parte del Murattiano e di Libertà. In effetti si tratta del completamento di una ricognizione che è andata avanti a tappe: la prima risale al 5 settembre 2012, poi ce n’è stata un’altra il 21 dicembre 2012. Nel frattempo la volontà della Soprintendenza ai Beni architettonici di applicare un vincolo paesaggistico «diffuso» sui quartieri storici aveva «messo in pausa» l’attività dei tecnici comunali, trattandosi sostanzialmente della stessa cosa. Ma la «proposta regionale» ha subito una frenata (si attende l’esito al Tar dei ricorsi di imprenditori e professionisti). E allora l’assessore all’urbanistica Elio Sannicandro ha pensato bene di portare a termine il lavoro «a prescindere dalle eventuali modifiche» che potranno essere apportate dalla «Proposta di notevole interesse pubblico». Quando e se ci sarà il vincolo regionale, la scelta attuale potrà essere anche ampliata (la soprintendenza ha messo gli occhi almeno su un centinaio di edifici in più).

La decisione del Comune è  una buona cosa, perché rimedia ad una antica distrazione, una smemorataggine lunga mezzo secolo: che si dovesse stabilire cosa conservare e cosa no nelle cosiddette zone di completamento (Murat, Libertà e Madonnella) era già previsto dal Piano regolatore generale di Ludovico Quaroni, quello di cui tutti oggi parlano tanto male. È uno dei non pochi lati buoni di quel Piano, non a caso è stato ignorato. Ad essere cinici, bisogna anzi dire che nessuno si sarebbe deciso a rileggersi l’articolo 47 delle norme tecniche del Prg se nel 2001 il secondo governo Berlusconi non avesse inventato la Dia (dichiarazione di inizio di attività), la madre di tutte le procedure semplificate in edilizia, che dà piena libertà di demolizione e ricostruzione, in assenza di un vincolo.

Chi teme ora che la decisione del Comune possa bloccare proprietà immobiliari e attività edilizie forse nutre paure eccessive: la delibera fornisce prescrizioni, ma non impedisce le manutenzioni e, in fondo, nemmeno le demolizioni. Perché – si legge nella delibera  – «nell’ambito di programmi complessi di iniziativa pubblica o pubblico-privata finalizzati alla riqualificazione e/o rigenerazione urbanistica del quartiere, potrà essere comunque consentita una diversa disciplina per gli edifici individuati come “non sostituibili”» e quindi «se ravvisato un maggiore interesse pubblico, potranno ritenersi “opportune” sostituzioni edilizie in questa sede ritenute “inopportune”».

Anche il piano particolareggiato di Libertà era previsto dal piano Quaroni ed era stato annunciato come imminente almeno dieci anni fa. Leggiamo che questa delibera prenatalizia è «propedeutica» ai piani particolareggiati. Ma insomma, meglio tardi che mai!

Tuttavia perché ai piani particolareggiati (o piani esecutivi) delle aree centrali si possa davvero arrivare è necessario che se ne avverta la necessità e cioè che gli attori del mercato immobiliare siano spinti ad investire nella manutenzione e nella trasformazione della città esistente, a «costruire nel costruito» per dirla con Rafael Moneo. E da questo punto di vista il taglio nel nuovo Pug di almeno 15 milioni di metri cubi promessi dal piano Quaroni può essere un formidabile detonatore, ma solo a condizione che non venga disinnescato dall’introduzione dei famigerati crediti edilizi (pur sotto la maschera della perequazione).

Resta naturalmente il problema del «come» costruire, di quale architettura esprimere nella trasformazione del paesaggio urbano consolidato e storico. Su questo tema si è cimentato con risultati molto interessanti il corso di Composizione architettonica tenuto al Politecnico di Bari dal professor Lorenzo Netti negli ultimi due anni e  dedicato appunto al «Moderno Murattiano». Una lettura dell’esistente ed una prospettiva progettuale alquanto distante dalla ricognizione effettuata dal Comune, innanzitutto perché non demonizza tutto quel che è stato realizzato dopo il 1953. Al contrario riconosce in alcune architetture degli anni Sessanta e Settanta i motivi forti di una identità coerente con lo spirto «murattiano», senza cedere al culto da rigattieri, alla conservazione del vecchio purchessia.

 NICOLA SIGNORILE

Annunci

Pubblicato il 08|01|2014, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: