PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 27_11_2013

Una vista

Una vista del progetto

La ricercata casualità a San Marcello fa densa la periferia _ Un premio all’urbanistica partecipata

San Marcello ha vinto il premio “Urbanistica” all’ultima edizione di Urbanpromo che si è svolta a Torino. Non il santo, ovviamente, ma il quartiere che porta il suo nome, o meglio quel subquartiere di San Pasquale (quanti santi!). A dirla tutta, vincitore è il Pirp, cioè il Programma integrato di riqualificazione della periferia. Questa parte di città si può ben definire una periferia interna, avendo tutte le patologie delle aree periferiche, ma  essendo inclusa nella città novecentesca.

Tuttavia, non è poi del tutto sbagliato dire che “San Marcello ha vinto”, dal momento che il progetto premiato è anche il frutto del protagonismo della popolazione interessata ed è il risultato di una forma di identità e di legame tra gli abitanti ed il luogo che sembrava inimmaginabile, proprio a causa della condizione di degrado in cui versa da decenni il subquartiere.

Facciamo un passo indietro, per comprendere l’importanza di questo aspetto. Il Comune di Bari aveva ottenuto dalla Regione Puglia il cofinanziamento di due Pirp: uno a Japigia (è già in via di completamento) e l’altro, appunto, a San Marcello. In entrambi i Pirp – come da bando regionale – era necessario “integrare” l’iniziativa privata con quella pubblica in un unico progetto. A questi due partner la Regione ne aggiungeva poi un terzo: i residenti, da coinvolgere con una attività di progettazione partecipata.

Ed è su questo fronte che i due Pirp non si somigliano più. Perché a Japigia la partecipazione è stata ridotta ad una noiosa formalità, anzi ad una messinscena recitata tra pochi amici in qualche sede di partito, tanto che le associazioni di quartiere seppero cosa stava per avvenire solo al momento dell’apertura dei cantieri. A San Marcello, invece, il laboratorio di quartiere condotto dal sociologo urbano Sergio Bisciglia (del Politecnico) è stato ricco, pieno di tensione e di proposte. Tanto da ribaltare completamente la filosofia originaria. Imponendo una nuova  progettazione che anziché demolire e ricostruire con aumento di volumi le case popolari realizzate negli anni Sessanta, intraprendesse la strada del recupero dell’esistente, o almeno di parte di esso.

A conti fatti, il premio conquistato a Urbanpromo dimostra che la progettazione partecipata non è solo socialmente giusta, ma anche necessaria ai progettisti, perché li spinge ad una superiore qualità. E non a caso ciò ha un peso determinante nella premiazione torinese. Inoltre, alla progettazione definitiva hanno lavorato insieme i tecnici inizialmente schierati con diversi imprenditori, concorrenti nella competizione innescata dal bando del Pirp.

Dunque il progetto definitivo porta molte firme: oltre quella dell’architetto Anna Maria Curcuruto (a capo della Ripartizione urbanistcia del Comune), le firme degli architetti Lorenzo Netti, Paolo Maffiola e Gianluigi Sylos Labini e dell’ingegnere Elio Santamato.

Il progetto, come accennato, non cancella il complesso di case popolari, ma risana e densifica, aggiungendo ai 240 alloggi esistenti altri 8 di edilizia pubbica e 55 di edilizia privata. Realizza nuovi spazi pubblici (parcheggi, strade pedonali e pista ciclabile) intorno alla rivalutazione di via Salvemini come asse portante dell’intera area, quasi un boulevard di accesso al Politecnico. Su via Fanelli invece, accanto alla chiesa, sorgerà il nuovo complesso dei servizi: gli uffici comunali (anzi il palazzo della nuova municipalità), alle cui spalle è prevista un’aula civica. Un terzo fabbricato sarà destinato a negozi e uffici.

Diciamo, per concludere con un accenno alla architettura “disegnata”, che guardando gli edifici sarà impossibile distinguere gli appartamenti dagli uffici. Contro la solidissima tradizione di denunciare all’esterno le funzioni di un fabbricato, qui tutti avranno la stessa pelle. Il professor Netti ricorre ad un ossimoro per descrivere le facciate: “Un ordito di pilastri e solai posti con ricercata casualità”. Un modo per accettare la sfida della metamorfosi della scena urbana rinunciando al salvagente accademico.

NICOLA SIGNORILE

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Pubblicato il 27|11|2013, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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