PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 20_11_2013

Piazza rossa. Uno scorcio di Superkilen a Copenhagen

Piazza rossa. Uno scorcio di Superkilen a Copenhagen

Per il quartiere Libertà la cura berlinese _ Topotek 1 al workshop sul riuso

In nessuna strategia di trasformazione del quartiere Libertà si può ignorare la ex Manifattura tabacchi: la più grande area pubblica, in vasta parte inutilizzata e ampiamente degradata. Due sono i principali proprietari: l’Università di Bari che non riesce a disfarsene e il Comune di Bari che non sa che farsene. L’Università di Bari voleva trasferirvi la facoltà di Scienze della Formazione ma l’ex rettore ha dovuto piegarsi se non al veto comunque al boicotaggio dei professori che non intendono abbandonare le comodità del centro murattiano.

Il Comune, che pure poteva partire da lì per fare un ragionamento concreto sull’Arcipelago della Giustizia, è rimasto ingessato tra il commissariamento del Consiglio di Stato per la Cittadella e la mancanza di volontà nell’affrontare un piano particolareggiato del Libertà, pure annunciato di tanto in tanto.
Qualche nuova idea, capace di sparigliare le carte in una partita ormai noiosa potrebbe venire dal workshop che si apre venerdì nell’Officina degli Esordi, in via Crispi, e che si concluderà domenica. Il titolo del laboratorio è «Reuse/New use – Project for communities». Gli organizzatori sono i giovani architetti, ingegneri e paesaggisti delle associazioni XScape e Garden Faber. Gli ospiti delle tre giornate saranno due architetti stranieri: José Luis Vallejo e Martin Rein-Cano. Il primo, spagnolo, ha fondato a Madrid lo studio Ecosistema Urbano e insegna all’università di Harvard. Anche Martin Rein-Cano, argentino, insegna nei campus americani, ma il suo quartier generale è a Berlino, dove dirige lo studio Topotek 1. I due ospiti hanno in comune la caratteristica di riempire i loro progetti di forti contenuti sociali.
Qual è lo scopo del workshop barese? «Riflettere sulle potenzialità sociali degli spazi urbani dismessi», anticipano gli organizzatori. Partendo da domande che, se torniamo con la memoria a vicende come quella della ex caserma Rossani, suonano «eretiche» sulla scena barese. Domande come: si può ripensare ad una progettazione degli spazi pubblici dismessi o in disuso a partire dai bisogni e dai saperi della comunità? Oppure: esistono visioni eccentriche nel campo del progetto urbano capaci di concentrare qualità dell’architettura, inclusione sociale e sostenibilità ambientale?
Visioni eccentriche e pensieri eretici sono ciò di cui c’è urgente bisogno per liberarsi dalla appiccicosa retorica della bellezza un tanto al chilo, delle ingannevoli lusinghe della smart city e dell’efficientismo privatizzante applicato alla rigenerazione urbana.
Riflettere sull’esperienza di Rein-Cano e di Topotek 1 può da questo punto vista essere assai utile. Rein-Cano dirige insieme a Lorenz Dexler uno studio animato da molti collaboratori tra cui anche qualche giovane progettista  italiana. Presenza non insignificante se si coglie il peso che ha nei lavori di Topotek 1 la tradizione architettonica italiana rinascimentale e barocca nella progettazione dello spazio pubblico. L’esordio dello studio berlinese avviene nel 1998 con il progetto «Himmelgarten Berlin». Si tratta della sistemazione del lastrico solare di un edificio  in Sophienstrasse, proprio quello del palazzo in cui ha sede lo studio d’architettura. Può considerarsi un manifesto teorico: la superficie privata viene trattata come uno spazio pubblico, talmente pubblico da essere la riproduzione il più vicino possibile al «cielo sopra Berlino» di un pezzo di strada asfaltata, con la segnaletica che le è propria: strisce pedonali, frecce direzionali e un numero cinque allungato. La strada perde così il suo carattere di infrastruttura e acquista nuovo senso nella ibridazione tra uso pubblcio e propietà privata e nella corruzione del concetto di giardino con l’assenza di naturalità.
Questa filosofia ha trova la sua migliore interpretazione, l’anno scorso, con Superkilen, la rigenerazione a Copenhagen di un’area centrale. Contro l’idea dominante di un progetto unitario, Topotek 1 ha realizzato un collage di luoghi eterogenei, per rispondere alla domanda di uso plurimo che sale da una popolazione internazionale, dall’incrocio di culture diverse. La precedente funzione di quello spazio come luogo di traffico e attraversamento veloce è stata ribaltata realizzando non una ma molte funzioni caratterizzate dalla sosta e dalla permanenza, ora nella forma del «parco verde» ora della «piazza rossa», ora dello spazio commerciale ora dello spettacolo spontaneo.
Può insegnare qualcosa questa esperienza al quartiere Libertà? E perché no!

NICOLA SIGNORILE

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Pubblicato il 20|11|2013, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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