PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 13_11_2013

auditoriumSplende un cielo ospedaliero sopra la musica _ Offesa all’Auditorium di Barletti

Il controsoffitto è quello più economico che si trovi in commercio. Pannelli quadrati di cartongesso. Bianco, bianchissimo. Orribile. Eppure è questo il cielo che si ritroveranno sulla testa gli spettatori dell’Auditorium Nino Rota, quando finalmente la sala musicale riaprirà le porte alla città – fra due mesi oppure tre – a conclusione dei lunghi lavori di ristrutturazione.

La scoperta è avvenuta durante l’ultimo sopralluogo delle autorità amministrative, lunedì scorso. Testimoni oculari raccontano il disagio manifestato dall’assessore regionale Angela Barbanente: non smetteva di guadare in alto, cercando di darsi un perché. Il capo dell’ufficio tecnico della Provincia di Bari, l’ingegnere Mario Anastasia, confessava imbarazzato che il capitolato d’appalto non più di tanto permetteva e che forse un domani chissà si potrebbe anche sostituire, riciclando quello attuale nelle scuole (poverine!). Il vicepresidente della provincia Nuccio Altieri, invece, guardava altrove. Chissà se si è accorto che l’ingresso dell’auditorium adesso assomiglia a un corridoio d’ospedale vecchia maniera.

Che sia questo pallido minimalismo sanitario il nuovo stile delle ristrutturazioni dei luoghi della cultura a Bari? Se vediamo i plafoni appena montati nel palazzo ex Enel notiamo in effetti più di una somiglianza. Eppure i controsoffitti non sono un dettaglio trascurabile in architettura. Ci raccontò una volta l’architetto barese Mauro Galantino, oggi professore allo Iuav di Venezia, di quando – giovane brillante e colto – rinunciò alla chiamata di Vittorio Gregotti a Milano per andare a Parigi, alla corte di Renzo Piano, per lavorare a un qualche grattacielo: «Ho passato un anno a disegnare controsoffitti! Di tutto il resto del progetto non sapevo nulla», ricorda come un incubo noiosissimo. Prova, comunque, che per Renzo Piano un controsoffitto è una cosa impegnativa da affidare in mani sicure.

Le analogie tra l’auditorium e il palazzo ex Enel comunque vanno ben oltre un rivestimento perché l’uno e l’altro sono edifici di grande qualità architettonica, purtroppo sottratti alla tutela dello Stato in quanto più «giovani» di settant’anni.

Il palazzo ex Enel (anzi all’inizio era sede della Sgpe) fu progettato nel 1957 da Vittorio Chiaia e Massimo Napolitano e realizzato nel 1961. È considerato la prima e migliore espressione dell’International Style a Bari, con l’applicazione coraggiosa del «courtain wall», la facciata continua di cristallo, alluminio e lamierino ceramicato. Ne abbiamo già parlato, in questa rubrica.

L’auditorium Nino Rota, progettato nel 1960 e realizzato nel 1962 è opera invece dell’architetto romano Beniamino Barletti, che si avvalse in questo lavoro della collaborazione di Franco Schettini e di Gino Sacerdote, esperto di acustica. La grande sala principale è un prisma a pianta esagonale: ogni lato è lungo 23 metri e l’altezza massima è di 21 metri mentre la cavea ha una profondità di 13 metri. Il prisma, con le sue pareti opache tagliate da sottili finestre alla sommità, si erge sul basamento asimmetrico che consiste nella hall di ingresso e nei servizi al pubblico oltre che nell’aula didattica. È solo il caso di ricordare che esattamente negli stessi anni (1960-‘63) Hans Scharoun realizzava a Berlino, su una complessa pinta esagonale, la celebre sala della Filarmonica, accanto alla Neue Nationalgalerie di Mies van der Rohe.

Barletti, il 28 giugno del 1944, nella Roma appena liberata, aveva costituito insieme a Luigi Piccinato, Saverio Muratori, Mario Ridolfi e Luigi Racheli, l’Associazione Architetti, ricollegandosi a quella che nel 1926 era stata soppressa dal regime fascista. Dalla facoltà di Valle Giulia a Lecce, dove Barletti diventò preside dell’Istituto statale d’arte e dove fra l’altro progettò nel 1961 il Palazzo di Giustizia. Un concorso vinto insieme a Gianfranco Caniggia e Cesare Ligini. E in quella competizione Barletti si trovò faccia a faccia con Chiaia e Napolitano, ai quali andò solo il terzo premio.

Se l’auditorium, come il palazzo ex Enel, fosse stato tutelato, avrebbe meritato un restauro. Certo, forse senza una automatica garanzia di qualità della progettazione. Sempre le scelte operate nelle strategie di restauro sono oggetto di discussione e ancora di più lo sono quando si tratta di restaurare un’opera dell’architettura moderna. Ma almeno non avremmo avuto il controsoffitto ospedaliero. Questo ci sarebbe stato risparmiato.

 NICOLA SIGNORILE

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Pubblicato il 14|11|2013, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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