Sogno caparbio di un dannoso e costoso sottotetto

Il sottotetto del Teatro Piccinni

Il sottotetto del Teatro Piccinni

Ci riprovano. Gira e rigira, alla fine del teatro Piccinni sembra che l’unica cosa davvero interessante sia lo sfruttamento del sottotetto. Vietato dai Beni culturali ma evidentemente più appetibile di quanto si possa immaginare. A voler malignare, si potrebbe dire che dietro la decisione di chiudere del tutto il teatro comunale per il restauro, anziché eseguire i lavori per lotti e sfruttando la pausa estiva della stagione di prosa, ci fosse la speranza di aggirare il «no» dei Beni culturali. L’allungarsi dei tempi, grazie anche agli imprevisti, avrebbe favorito l’auspicio.

Ma è una malignità da respingere con decisione, pur dovendo notare la curiosa coincidenza che ad ogni sopralluogo nel cantiere aperto ormai dal 2011 (la riapertura del teatro doveva essere già avvenuta) ritorna a far capolino la «magnifica idea» di utilizzare il sottotetto come «spazio polivalente», cioè come sala per convegni o museo o attrezzeria. Insomma, qualsiasi cosa pur di sfruttarlo. Così come prevedeva il progetto originario dell’ingegner Nuzzolese. Un progetto che fu ridimensionato dal direttore regionale dei Beni culturali, Ruggero Martines.

La «Gazzetta» diede conto delle numerose prescrizioni (12 per l’esattezza) dei Beni culturali, tra cui una che bocciava l’oneroso progetto di trasformazione. «Non è assolutamente condivisibile – scriveva Martines – la scelta di creare uno spazio d’uso collettivo nel sottotetto, scelta che potrebbe risultare tecnicamente onerosa sotto il profilo della sicurezza e decisamente incongrua al mantenimento dell’integrità del bene e delle sue componenti. Pertanto, la proposta di adibire il sottotetto a “spazio polifunzionale”, contemplata nel progetto in argomento, dovrà essere stralciata dal bando di gara e sostituita con una nuova progettazione mirata ad assicurare la protezione delle “strutture storiche in legno” e la trasmissione dei suoi valori culturali e tecnologici».

Il giorno stesso in cui apparve l’articolo della «Gazzetta» (il 24 maggio 2010), l’assessore comunale Marco Lacarra riferiva che «il sindaco ha accolto la prescrizione n. 4, rinunciando di fatto alla destinazione a spazio polifunzionale del sottotetto, confermandone così la struttura e la destinazione originarie».

Martines era preoccupato di conservare il teatro Piccinni «immutato nella attuale composizione e spazialità, ovvero nella sua originaria integrità», ma anche dei prevedibili danni all’acustica di un teatro che è «forse l’unica preziosa testimonianza di un modo di progettare». Ma qualcuno ha continuato a sognare un altro sottotetto. Come sa la gente di teatro, la vita è sogno. E certi sogni sono caparbi. Poi magari i soprintendenti cambiano più velocemente di quanto non si concludano i cantieri.

NICOLA SIGNORILE

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Pubblicato il 13|11|2013, in Uncategorized con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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