PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_10_2013

In corte d'assise, Francesco Netti (olio su tela 95,5 x 181,5 Pinacoteca Provinciale di Bari)

In corte d’assise, Francesco Netti (olio su tela 95,5 x 181,5 Pinacoteca Provinciale di Bari)

Sotto processo la Cittadella dieci anni dopo _ Palagiustizia alla Corte europea

A giorni la Corte di giustizia di Lussemburgo fisserà l’udienza per discutere sulla procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea e decidere se condannare la Repubblica italiana: secondo Bruxelles l’Italia ha violato il principio della libera concorrenza negli appalti pubblici e quindi le regole della direttiva 93/37/CE. Dunque è passato inutilmente il termine del 20 agosto, entro cui le autorità italiane dovevano conformarsi al parere motivato della Commissione.

L’oggetto della causa che oppone Bruxelles a Roma è la cosiddetta Cittadella della giustizia da realizzarsi a Bari, ad opera di un privato e su un suolo privato previa variante urbanistica (è un suolo agricolo), affinché un terzo soggetto tuttora ignoto lo affitti al Comune per 18 anni. E per raggiungere l’obiettivo, contro la volontà dell’Amministrazione  comunale,  il Consiglio di Stato ha nominato un Commissario ad acta. Ma la Commissione europea ritiene che invece di una «Ricerca di Mercato» (con cui nel 2003 fu scelta la proposta della impresa Pizzarotti spa) fosse necessaria una gara d’appalto europea. E quindi gli atti che il commissario  ha compiuto finora e che sta per compiere dando esito a quella Ricerca di Mercato sono una violazione delle regole comunitarie. A questo punto – e avendo nel frattempo il Consiglio di Stato «bloccato» il suo  commissario – la vicenda della Cittadella della Giustizia è nelle mani dei giudici di Lussemburgo e solo in quelle.
Dopo dieci anni, nella decisione della Commissione europea vediamo confermati i dubbi agitati in questa rubrica e ciò significa quantomeno che non erano infondati. Della vicenda – su cui negli anni la cronaca della Gazzetta ha puntualmente riferito, riportando tutte le notizie e le numerose dichiarazioni a favore del progetto di Pizzarotti – in questa rubrica abbiamo affrontato gli aspetti culturali, le implicazioni civili,  il rapporto con un’idea più generale della città e del suo sviluppo. E da questo punto di vista il progetto della Cittadella della Giustizia, anche nell’ipotesi di una sua perfetta legittimità, suscita un giudizio negativo perché incarna la riduzione della città a merce, mentre pensiamo – con l’urbanista Edoardo Salzano – che la città sia un bene comune, al quale partecipano cose e persone, valori e desideri.
L’Europa ha prodotto in questi ultimi vent’anni una cultura dello spazio urbano che fa leva sui principi della sostenibilità, del risparmio del suolo e della partecipazione democratica ai processi di trasformazione. Una cultura che ispira accordi e direttive vincolanti anche per l’Italia, come lo Schema di Potsdam, la Convenzione di Firenze sul paesaggio e la Carta di Lipsia.  Il progetto della Cittadella della Giustizia – abbiamo più volte scritto – è in contraddizione con questa cultura europea. Ed è in contraddizione con il governo del territorio che si va facendo in Puglia e a Bari: dal Drag al Piano paesaggistico regionale, alla legge sulla rigenerazione urbana, fino al prossimo Pug, il piano urbanistico generale di Bari, le cui linee fondamentali sono state tracciate nel Documento programmatico già approvato. Ed è appena il caso di ricordare come il Dpp punti a realizzare un sistema integrato fra costruito e naturalità,  inconcepibile con la ulteriore cementificazione della campagna residua. Insomma qui non si discute del buon diritto di una impresa di avanzare una proposta alla pubblica amministrazione e di ottenere da essa una risposta, quale che sia, ma dei motivi che premono per soluzioni diverse.
Ecco il senso della rubrica Piazza Grande, che vogliamo spiegare a chi ha una singolare idea della libertà di stampa (somigliante piuttosto alla pubblicità o ai dispacci dell’agenzia Stefani). Piazza Grande è un appuntamento settimanale di opinione sull’urbanistica e l’architettura che si rinnova dal 2001. È una rubrica in cui il diritto di critica si esercita sulle scelte dell’amministrazione pubblica. Abbiamo criticato (ben prima delle inchieste giudiziarie) gli accordi di programma per le presunte case per i poliziotti (il famigerato articolo 18) così come la colmata di Marisabella e delle opere ad essa collegate. Piazza Grande si è occupata dei crediti edilizi come della vicenda del museo archeologico a Santa Scolastica, illustrando i progetti partecipanti al concorso internazionale (dove apprezzando e dove no). Ugualmente qui abbiamo criticato procedura e risultato del concorso per la nuova sede della Regione Puglia. In questa rubrica si è discusso della vicenda della ex Caserma Rossani e si è biasimata l’idea di trasformare il teatro Margherita in un museo d’arte contemporanea a gestione privata ma con spesa pubblica. Tra l’altro, con lo stesso spirito, ci siamo occupati anche dell’edilizia giudiziaria.

NICOLA SIGNORILE

Annunci

Pubblicato il 31|10|2013, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: