PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 23_10_2013

Solar Natural House frutto maturo della rivolta del twist _ Dallo sciopero del ’62 al prototipo mediterraneo

La «Solar Natural House» è un «prototipo di casa passiva a vocazione mediterranea» e verrà presentata venerdì, in occasione dei cinquant’anni del Fomedil, a conclusione della giornata di convegno che festeggia la scuola edili di Bari. Il prototipo è stato tirato su da una dozzina di studenti del primo anno di Architettura:  con elmetto colorato, tuta, guanti e scarpe da antinfortunistica, hanno fatto i muratori insieme a maestranze, capocantieri ed esperti. La casa è stata progettata, nell’ambito delle attività di ricerca del Dicar del Politecnico di Bari, dagli architetti e docenti Claudio D’Amato Guerrieri (presidente del Dipartimento di architettura), Giuseppe Fallacara e Marco Stigliano. Ha le misure classiche dell’esercizio didattico: una pianta quadrata di 10 metri di lato, con uno spazio scoperto di 25 metriquadri circa. Dunque una casa a patio, tipologia caratteristica del costruire tradizionale pugliese e in generale mediterraneo, ricordano i progettisti. Ma anche la forma tipica dello sprawl, cioè della frammentaria disseminazione di edilizia nella campagna e lungo la costa, spesso abusiva.

Questo prototipo è figlio della nuova stagione della sostenibilità in edilizia e vuol dimostrare che le tecniche costruttive locali e la tradizione architettonica meridionale sono amiche del risparmio energetico: muro portante, ventilazione naturale, ombreggiamento, orientamento. Lo sarebbero anche i materiali locali, ma scopriamo che nel prototipo del Solar Natural House si fa largo impiego anche di materiali compositi e di produzione sintetica: dal polistirene espandibile (Neopor) al film a bolla d’aria accoppiato a fogli di alluminio (Iso.plus), dalle pareti a pacchetto prefabbricate alla copertura in legno lamellare, che è sì di origine naturale, ma di produzione industriale. La copertura è curva: un’onda che convoglia la luce del sole sui pannelli fotovoltaici. I progettisti assicurano che una casa così costruita abbatte almeno del 90% i consumi energetici.

Si può discutere sullo sforzo che la cosiddetta «Scuola di Bari» sta compiendo per tenere insieme la tradizione muraria meridionale (la pietra, la pietra!!!) con le innovazioni nella tecnologia dei materiali che garantiscono risultati altrimenti irraggiungibili. Ma qui, ora, conviene soffermarsi sul valore simbolico del prototipo, proprio mentre si festeggia il mezzo secolo della scuola per edili di Bari: una metafora della collaborazione dei saperi e della sperimentazione in cui sono impegnati gli imprenditori dell’edilizia. Gran bel risultato se si ritorna all’atto di nascita del Formedil, che è uno dei frutti della rivolta degli edili dell’agosto del 1962: quei due giorni di battaglia per le strade.

Fra le ragioni dello sciopero degli edili, c’erano anche i numerosi e spesso mortali incidenti sul lavoro, effetto dell’inesperienza di giovani manovali strappati all’agricoltura per sostenere il fabbisogno di manodopera nel pieno del boom edilizio. Un fenomeno che, al fianco e all’ombra di storiche ditte, vedeva una miriade di capimastro improvvisarsi imprenditori ai limiti della legalità (e talvolta ben oltre).

Con il rinnovo del contratto di lavoro i sindacati chiedevano dunque l’istituzione di una scuola per la formazione degli operai edili. Ma la chiusura dei costruttori, alla cui guida c’era l’ingegner Francesco Brunetti,  fu totale. Il blocco delle trattative incendiò gli animi dei manifestanti che aspettavano risposte in corso Vittorio Emanuele. La repressione poliziesca fu durissima: non solo lacrimogeni e caroselli con le jeep, ma anche proiettili contro i muratori e i ragazzi di Bari vecchia che, a mani nude, fronteggiavano gli agenti… ballando il twist. Centinaia di feriti e di arrestati.  Nel cortile della prefettura – racconterà il fotoreporter Mimmo Castellano, finito nella retata insieme a tanti ignari passanti – fu accumulata una montagna di biciclette: erano le «armi» sequestrate ai manifestanti.

Dopo una settimana di scioperi, alla mezzanotte di giovedì 30 agosto, nella sede dell’Assindustria fu firmato l’accordo: gli operai ottennero un aumento di 220 lire giornaliere uguali per tutti e l’obbligo della busta-paga. Non riuscirono a spuntarla né sulla riduzione dell’orario di lavoro né sul pagamento dei primi tre giorni di malattia. Ma strapparono l’impegno a istituire la scuola per edili. Le lezioni del Formedil iniziarono un anno dopo.

NICOLA SIGNORILE

Pubblicato il 23|10|2013, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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