PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 25_09_2013

Teatro di Sabbioneta

Teatro di Sabbioneta

Nella città di domani la volumetria non è scenografia _ Emiliano e il piano urbanistico

«Sono certo che il nuovo Pug ci consegnerà l’idea di una Bari futura (…) concependo gli spazi come una scenografia armonica con il territorio e con la vita delle persone».

Non sappiamo (e forse non sapremo mai) quale scriba abbia messo in bocca a Michele Emiliano queste parole, ma se fossimo nei panni del sindaco metteremmo subito alla porta l’incauto ghostwriter. Perché di idee strambe e anche pericolose sulla città ne circolano a bizzeffe, ma fra tutte questa teoria teatrale è la più imbarazzante. Fa venire subito alla mente una parodia della città ideale rinascimentale (l’affresco urbinate che tutti gli architetti tengono incorniciato nel proprio studio): qualcosa come la scenografia, appunto, che nel Cinquecento Vincenzo Scamozzi intagliò nel legno per il teatro Olimpico di Palladio a Vicenza o quella per il suo Teatro all’antica a Sabbioneta. Scenografia buona per una farsa o un dramma giocoso, per attori col rossetto sulle guance e le parrucche incipriate che inciampano dietro le quinte.

Eppure di teorie della città con le quali misurarsi al giorno d’oggi ce ne sono, in giro. C’è per esempio la teoria della città globale della sociologa olandese Saskia Sassen, secondo cui le conformazioni urbane sono i luoghi di intersezione tra la dimensione locale dei rapporti sociali e la superficie continua della economia globale, luoghi della contraddizione tra la connessione globale fra le città e la disconnessione al loro interno.

C’è la teoria – un po’ superata ma sempre presente nel dibattito urbanistico – delle «località centrali» definita da Walter Christaller sul modello della distribuzione spaziale nell’Europa centrale. L’immagine delle città esagonali affascina ancora qualcuno e comunque senza di essa non si possono comprendere le scelte operate da Quaroni a Bari. C’è poi la teoria della città concetrica (Burgess) e la sua correzione operata da Harris e Ullman con la teoria dei nuclei multipli.

Più recente è l’applicazione delle leggi della matematica dei frattali ai modelli quantitativi di città elaborata da Luís M. A. Bettencourt, un fisico teorico del Santa Fe Institute, esperto dei «sistemi caotici». Recentissima è infine l’idea del politologo americano Benjamin Barber secondo il quale le città sono il luogo della vera democrazia e da questa condizione fa discendere una serie di considerazioni urbanistiche che troveremo nel suo saggio: «If Mayors Ruled The World», che la Yale University Press manda in libreria a ottobre.

Insomma, fosse stata buttata lì ad un inutile convegno – per esempio sulla bellezza – poco male, ma quella frase sulla città scenografica Emiliano l’ha pronunciata mercoledì scorso all’annuncio della firma del contratto con il professor Bruno Gabrielli per la redazione de Piano urbanistico generale del Comune di Bari, cioè del piano che dovrà sostituire, dopo 40 anni, il piano di Ludovico Quaroni.

Per fortuna l’idea di città che coltiva Gabrielli, esperto dei centri storici e oppositore della idea «disneyana» della città antica come parco a tema per i turisti, non ha nulla a che vedere con quinte, fondali e sipari. L’avrebbe scoperto anche Emiliano se non avesse aspettato fino a mercoledì scorso per conoscere l’urbanista selezionato ben sette mesi fa da una commissione comunale che lo ha preferito a Bernardo Secchi, a Oriol Bohigas e a Federico Oliva.

Un confronto più approfondito e tempestivo tra il professore genovese e il primo cittadino non sarebbe stato tempo perso anche se il sindaco sa bene che la cosa ormai non lo riguarda più: il nuovo piano urbanistico – che Gabrielli promette di consegnare in sei mesi – è ormai già una faccenda del suo successore.

D’altra parte Gabrielli non potrà discostarsi dalle linee tracciate con il Dpp, il Documento programmatico preliminare. E del gruppo capitanato da Gabrielli fanno parte proprio i progettisti del Dpp, che l’architetto Gianluigi Nigro aveva lasciati orfani. Una sicurezza quanto alle indicazioni su paesaggio, costa, risparmio di suolo e di infrastrutture. E una conferma dei problemi che il Dpp ha sollevato e che reclamano una soluzione proprio nel Pug: uno su tutti, il surplus di volumetrie promesse dal piano Quaroni. Trenta milioni di metri cubi, almeno: saranno cancellati (com’è necessario) oppure sotto l’equivoco della perequazione diventeranno «crediti edilizi», pronti ad infettare la città del futuro?

NICOLA SIGNORILE

Annunci

Pubblicato il 26|09|2013, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: