Territorio. Vincoli e linee guida dalla Regione.

Carta del patrimonio territoriale dei paesaggi della Puglia

Carta del patrimonio territoriale dei paesaggi della Puglia

La Terra di Bari si fa in tre per il piano paesaggistico _ Ecco le «ricette» per Puglia centrale, Murgia dei Trulli e Alta Murgia

Per il paesaggio si fanno in tre, Bari e la sua provincia. Anzi tutto il territorio regionale si ridisegna in zone che non corrispondono affatto alla divisione amministrativa delle province. Undici zone, più precisamente «ambiti», tre dei quali interessano il Barese (e un po’ di più…): la «Puglia centrale», la «Murgia dei Trulli» e l’«Alta Murgia». Ecco come ci vede il Piano paesaggistico territoriale regionale, che affronta fra le polemiche il percorso finale: l’esame in Commissione e poi l’approvazione del Consiglio regionale. Fra le critiche e gli annunci di battaglia, nonostante la sua elaborazione abbia richiesto cinque anni.

Il Piano paesaggistico della Puglia comunque un record l’ha già conquistato: è il primo piano del genere adottato in Italia e conforme al Codice dei beni culturali. Ma in che cosa consiste il Pptr? È un atto – ha valore di legge – con cui si stabilisce che cosa si può fare e che cosa invece è vietato nella trasformazione del paesaggio. Rispetto al Putt/p (il piano urbanistico tematico del paesaggio) che divideva il territorio in aree tutelate e aree libere (e quindi era solo un catalogo dei vincoli), il piano paesaggistico con una mano vieta e con l’altra consiglia, propone e sollecita progetti.

Alla base del Pptr, avviato sotto la direzione scientifica del professor Alberto Magnaghi, c’è una idea innovativa di paesaggio: non più solo le «bellezze naturali» e i «monumenti» da proteggere ma tutto il territorio è «paesaggio»: città e campagna, zone archeologiche e aree industriali, spiagge e cave dismesse. Ma anche i suoi abitanti con le loro relazioni sociali e le loro attività. In linea con gli indirizzi europei e in particolare con i principi fissati nella Carta di Firenze, sottoscritta nel 2000 e ratificata dalla Stato italiano nel 2006.

Per raggiungere l’obiettivo è stato necessario leggere e interpretare il paesaggio, i suoi caratteri identitari, quelli da conservare anche nelle trasformazioni perché non si perdano l’immagine ed i valori in cui si riconoscono le popolazioni. Da questo punto di vista i vincoli sono più numerosi di quelli compresi nel Putt/p che per esempio escludeva tutte le aree urbane, ora parte integrante invece degli «ambiti paesaggistici».

La Puglia centrale

L’elemento di maggior rilievo, in questo ambito che comprende anche Bari è l’imponente sistema di centri urbani che si sviluppa su due linee parallele (una sulla costa, una nell’entroterra) a partire da Barletta e che si sviluppa fino a Monopoli e a Putignano. «Le criticità maggiori – si legge nella scheda dell’ambito – riguardano l’alterazione del rapporto storico tra città e campagna» mentre «la tendenza alla saldatura tra gli insediamenti costieri minaccia le colture orticole». Il Piano fissa una serie di obiettivi di qualità che possono diventare altrettanti progetti: conservare le lame liberandole da usi incompatibili con il deflusso delle acque, salvaguardare le aree costiere dall’occupazione diffusa e invasiva, conservare il «mosaico» rurale ancora presente intorno ai centri urbani, riqualificare o delocalizzare le aree produttive degradate, valorizzare le strade panoramiche e le ferrovie minori come pure i viali di acceso alle città.

La murgia dei trulli

L’ambito individuato dal Piano è a cavallo di tre province: Bari, Brindisi e Taranto. Comprende undici comuni e parte del territorio di altri nove, compresa Taranto, anche se solo per l’1%. Il «cuore» è costituito dalla Valle d’Itria che concentra in sé caratteri e criticità: soprattutto il rischio di discontinuità prodotto dai diversi e frammentari usi del territorio: abitativo, produttivo, agricolo e turistico. Fra gli obiettivi di qualità paesaggistica da perseguire, in primo piano: garantire l’equilibrio dei bacini idrografici e valorizzare i corsi d’acqua come corridoi ecologici, riqualificare i paesaggi rurali storici anche con un maggior controllo di opere che incidono in maniera rilevante sul territorio, come gli impianti fotovoltaici al suolo.

L’Alta Murgia

Il territorio di questo ambito si estende da Minervino Murge fino a Gioia del Colle e interessa 17 comuni. Comprende, naturalmente, il parco dell’Alta Murgia, caratterizzato dai boschi, dai pascoli e delle vaste coltivazioni a frumento. Ma anche dall’apertura di numerose cave, che creano «vere e proprie ferite alla naturalità del territorio» e costituiscono – insieme al forzato prelievo idrico dai pozzi sotterranei – uno dei maggiori elementi di criticità. Gli obiettivi di qualità e i progetti: tutelare il sistema idrografico del bacino del Bradano e dei suoi affluenti; salvaguardare l’ecosistema delle pseudo steppe mediterranee dei pascoli dell’altopiano; valorizzare le aree interne dell’altopiano murgiano attraverso la promozione di nuove forme di accoglienza turistica; riqualificare e restaurare i paesaggi della Riforma Agraria.

Sono solo alcuni esempi, presi un po’ alla rinfusa nelle centinaia di pagine che formano il Piano paesaggistico. Piaccia o no, il ritratto del territorio che ne viene fuori, d’ora in poi nessuno potrà dire «non lo sapevo».

NICOLA SIGNORILE

Annunci

Pubblicato il 14|09|2013, in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: