PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 07_08_2013

Il parco urbano in progettazione in via Troisi

Il parco urbano in progettazione in via Troisi

Kounellis a Japigia la ruggine sul comò e cavoli a merenda _ Circoscrizione, delibera fatta ad arte

«A noi la scultura di Kounellis! Vogliamo a tutti i costi la Carboneria! Noi sì che sappiamo dare valore all’arte contemporanea!». È successo che la Quinta Circoscrizione abbia votato alla unanimità una delibera con la quale si chiede alla Giunta comunale di Bari di trasferire da piazza del Ferrarese a Japigia quell’ingombrante opera del maestro dell’arte povera che viceversa il presidente della Circoscrizione Murat-San Nicola, Mario Ferorelli, aborrisce.

Non se ne dispiaccia Maurizio Brunialti, che quell’auspicio japigino da consigliere circoscrizionale ha promosso e coltivato, ma la delibera n. 2013/00056 del primo agosto scorso è una ulteriore conferma della dannosità delle circoscrizioni. Anche quella di Carbonara – ricordiamo a mo’ d’esempio – cadde ripetutamente nell’errore di fare un tifo sperticato per la Cittadella della giustizia di Pizzarotti e non ci risulta che  sia stata mossa da pentimento o ripensamento dopo che la Commissione europea ha aperto la procedura di infrazione contro l’Italia per violazione delle norme sugli appalti e la concorrenza proprio a causa della sciagurata ricerca di mercato firmata da Di Cagno Abbrescia.
Cosa c’è di tanto scandaloso, adesso, nella delibera di Japigia? Il consiglio della circoscrizione «offre» al Comune tre luoghi per la collocazione della rugginosa opera d’arte, tutti compresi nelle aree del Pirp, il programma integrato di riqualificazione delle periferie: «la rotatoria su via Gentile in corrispondenza della futura sede del Consiglio Regionale, la piazza pubblica in via di realizzazione sul sito dell’ex baraccopoli denominata Case-parcheggio, oppure l’oasi naturalistica prevista fra via Troisi e via Suglia», riferisce Brunialti.
Ci sono almeno tre buoni motivi per contestarla.
1. L’opera d’arte pubblica (urbana) non è un soprammobile che sposti da una mensola al comò ma è concepita dall’artista in relazione al luogo cui è destinata, nasce su commissione precisa e comporta valutazioni spaziali, urbanistiche e anche sociali. Su questo tema esiste un vasto dibattito e ne abbiamo già dato conto, rimandando alle riflessioni di Perniola, Grasskamp, Detheridge e Duque («Piazza Grande» del 22 maggio scorso).
2. Il trasferimento da piazza del Ferrarese costituisce una rimozione non solo della ferraglia (come dicono i «murattiani») ma anche del problema che l’ha generata e quindi delle responsabilità. Non è ancora chiaro se sia stata decisa dall’artista e se fosse temporanea o definitiva la incongrua collocazione della «Carboneria», realizzata nell’ambito della mostra di Kounellis che si è tenuta nel 2010 al Margherita. L’attività espositiva nel teatro – ora oggetto di una permuta tra Comune e Demanio – è gestita con disinvoltura da Vito Labarile, consigliere del sindaco per le faccende dell’arte contemporanea e già costretto dalla Soprintendenza a rimuovere una insegna «d’artista» dimenticata sul prospetto del teatro sul mare.
3. La scelta del parco urbano in progettazione in via Troisi è, comunque, fra le tre proposte, la peggiore. Per tre motivi.
a) Perché per la progettazione di quel parco è stato bandito un concorso di idee, al quale hanno partecipato 24 gruppi di giovani architetti e ingegneri. Un concorso importante, essendo la prima gara di architettura coraggiosamente lanciata da privati, cioè dal Cerset e da un consorzio di imprese edili, quelle coinvolte nel Pirp di Japigia. E per questo a difenderne l’esito dalle manomissioni, dovrebbe essere proprio l’assessore all’Urbanistica Sannicandro, che invece ha lanciato l’idea di spedire laggiù Kounellis, idea prontamente raccolta dal colto  Brunialti e dai suoi consiglieri.
b) Perché il progetto di Michele Guarino, Marilena Lucivero, Giuseppe Tricarico e Enrica Farinelli ha vinto essendo un buon progetto: coerente e compatto, articolato per funzioni ludiche e sportive,  organizzato negli spazi del verde e nei tracciati dei percorsi di attraversamento secondo un disegno organico di linee sinuose ispirate all’idea di foglia. Per la piramide di Kounellis non c’è spazio. E se ci fosse sarebbe come un cavolo a merenda. Proporre ai progettisti di trovare un angolino alla «Carboneria» sarebbe offensivo, oltre che in qualche modo ricattatorio.
c) Perché con il concorso internazionale di idee si è voluto almeno in parte risarcire il deficit iniziale del Pirp di Japigia, cioè la carenza del requisito imprescindibile – fissato dal bando regionale – della partecipazione popolare alle scelte e alla progettazione. Incombenza che fu risolta invece nel chiuso di scarse riunioni di circoscrizione quando non in conciliaboli di partito o addirittura di corrente. A pensarci bene, da questo punto di vista la scelta della «Carboneria» ha un senso, a posteriori.
Che il voto di un Consiglio di circoscrizione, ancorché unanime e per quanto ispirato da nobili intenzioni, sia scambiato, inteso o contrabbandato per volontà popolare o addirittura per progettazione partecipata, tuttavia non ci sorprende: è l’involuzione autocratica dei professionisti della politica.

 

NICOLA SIGNORILE

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Pubblicato il 09|08|2013, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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