PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 26_06_2013

Via Cotugno. Sono spuntate due tettoie sul terrazzo del palazzo appena costruito.

Via Cotugno. Sono spuntate due tettoie sul terrazzo del palazzo appena costruito.

Tettoie personali e verande per ricchi e poveri _ La città «fa da te» a Poggiofranco

Non solo le nuovissime case popolari di Japigia, appena abitate, sono già deturpate dalle verande abusive, ma anche i lussuosi palazzi di Poggiofranco soffrono di manomissioni e trasformazioni prima ancora di essere terminati. Sull’attico del Palais Royale sono improvvisamente spuntati due pergolati, per giunta diversi. Il cantiere in viale Cotugno, ad angolo con via Bellomo, è stato il primo ad aprirsi, nella grande lottizzazione che si estende fino a via Matarrese, ed è il primo ad arrivare a termine, a parte qualche dettaglio, come la curiosa «chicane» che pure dovrebbe evitare la congestione di via Bellomo. Ciò nonostante tutti gli appartamenti sono stati venduti e alcuni sono già abitati e perciò cominciano le prevedibili  «personalizzazioni» che invadono anche i prospetti.

Cosa ne pensa l’architetto Carlo Carabellese, il progettista e direttore dei lavori dell’edificio? «Si tratta di due tettoie, completamente aperte ai lati, che non comportano alcun aumento di volumetria.  Sono pertinenze degli appartamenti dell’ultimo piano. Siamo andati incontro alle richieste dei proprietari cercando di controllare l’inserimento architettonico, indicando dimensioni, attacchi e colore». Il controllo però sembra essere stato inefficace, dal momento che pur bianche, le due tettoie non sono nemmeno uguali. «Purtroppo  – allarga le braccia l’architetto Carabellese – sono state realizzate indipendentemente dai proprietari ed una in effetti presenta arcarecci eccessive che ho chiesto subito di rimuovere».

Riuscirà nel suo intento? Per il momento la principale preoccupazione del giovane architetto (è figlio d’arte) è che le due tettoie non finiscano per offuscare le «importanti caratteristiche» del fabbricato. «Sono stato forse il primo a far realizzare una parete ventilata in un edificio residenziale – dice con un certo azzardo Carabellese –  e poi pavimenti radianti con funzionamento estivo e invernale… studio rigoroso del prospetto». Purtroppo inficiato dalle tettoie, ben visibili dalla strada e che – mancando invece sul lato nord – su un prospetto decisamente simmetrico appaiono inevitabilmente un’aggiunta. «L’immobile – insiste Carabellese, coltivando gli stessi desideri che albergano nell’animo di ogni architetto, qualsiasi cosa egli faccia – è stato studiato per lasciare una traccia di architettura nella nostra città, spero che i miei sforzi non vengano vanificati da un dettaglio».

Che sia un dettaglio, dipende dai punti di vista. D’altra parte è la somma dei dettagli che trasforma il singolo caso in una epidemia urbana. Se un tempo non si riusciva a contrastare il fenomeno per mancanza di controlli, oggi è la semplificazione delle procedure che alimenta l’infezione. Infatti la differenza tra la veranda di Japigia (ne abbiamo scritto in «Piazza Grande» il 27 marzo scorso) e la tettoia di Poggiofranco sta nel fatto che mentre la prima era abusiva, la seconda è regolare, perché realizzata – ci informa l’architetto – con la presentazione al Comune lo scorso marzo di una Scia, che è  l’acronimo di «Segnalazione certificata di inizio attività edilizia», cioè una semplice dichiarazione, non soggetta ad autorizzazione o permesso o concessione.

A questo punto, se a Japigia arrivano i vigili urbani con l’ordine di demolire la veranda, a Poggiofranco c’è solo da sperare che eventuali, nuovi proprietari un giorno decidano di rimuovere le pur legittime tettoie. In fondo la città è sempre il risultato dell’incontro tra l’immaginazione di piani urbanistici e di progetti architettonici, e le pratiche, gli usi e gli abusi della gente che quella città vive e abita, piegandola  alle proprie esigenze quando non al proprio potere.

Ma questo «pensiero debole»  applicato alla città non ci risparmia dall’incarico di ragionare sul paradosso che si realizza a Bari in questi mesi. Eccolo. In una parte vastissima della città (a sud della ferrovia) Scia, Dia, Superdia e altre diavolerie inventate dai talebani della semplificazione e dagli ayatollah antiburocratici, consentono di realizzare interventi a dir poco invasivi. In un’altra parte pur grande della città (Murat, San Nicola, Madonnella e Libertà) invece un vincolo paesaggistico diffuso (almeno nella sua versione iniziale e attualmente efficace) sottopone ad autorizzazione paesaggistica anche la sostituzione degli infissi di una finestra.

Quando si dice: la perequazione!

NICOLA SIGNORILE

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Pubblicato il 26|06|2013, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. nicola cicco

    cosa si può fare per la curiosa «chicane»? un esposto……. a parte la pericolosità di quell’innesto subito dopo una curva affrontata a grande velocità da tutti gli automezzi… è mai possibile dover contihuare ad assistere ad abusi piccoli e grandi alla luce del sole senza fare nulla?

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