PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 19_06_2013

Il murale comparso sulla ex Caserma Rossani

Il murale comparso sulla ex Caserma Rossani

Salgono sui muri le ombre nere dell’arte pubblica _ Murales a sorpresa in città

La presentazione della mostra d’arte «Fresh Flâneur» si terrà oggi, ma una parte delle opere sono state già realizzate ed esposte al pubblico.

Senz’avvertimento e senza che il pubblico fosse, lì per lì, consapevole di trovarsi di fronte ad un’opera d’arte. Ma proprio l’effetto della sorpresa andavano cercando gli organizzatori (la galleria Doppelgaenger). E l’hanno trovato. Tanto che la settimana scorsa c’è cascato anche un consigliere comunale tutt’altro che ingenuo, Filippo Melchiorre, e con lui la pattuglia di vigili urbani richiamata sul luogo del. delitto: il palazzo dell’Economia (una volta era la Standa) in corso Vittorio Emanuele II, su cui stavano dipingendo una loro trama in bianco e nero i romani Sten&Lex.

Eppure, un sospetto avrebbe dovuto prendere gli sprovveduti, dal momento che c’erano già state le avvisaglie qualche giorno prima: dalla sera alla mattina, sulla facciata di un edificio della ex caserma Rossani era improvvisamente apparso un murale. Questa volta, opera dello spagnolo Sam3, che ha confermato a Bari la sua cifra stilistica: sagome nere, silhouette di figure umane o animali a scala gigante, realizzate qui e là in Europa e in America. Il «supporto» delle opere di Sam3 è spesso un lungo muro di cinta o la campata di ponte o la facciata di una fabbrica dismessa. Cosa di meglio, allora, che una ex caserma? Il timpano formato dal tetto a falde è sembrato subito all’artista spagnolo il frontone di un tempio greco che infatti ha riempito di eroi e di dei, ma che un ostacolo invisibile ha bloccato mentre andavano ad occupare ciascuno il proprio posto, facendoli ruzzolare.

A noi l’opera di Sam3 sembra raccontare perfettamente la condizione della Rossani, la cui trasformazione in parco urbano, con all’interno la sede della Accademia di Belle arti, la Biblioteca regionale e la galleria d’arte contemporanea (è questo il contenuto dell’accordo tra Comune di Bari e Regione Puglia) è bloccata da forze misteriose e potenti. Ora è l’urgentissimo trasloco dell’Accademia dalla sede attuale (ma chi doveva saperlo, forse che non sapeva), prima è stato il concorso Baricentrale, poi sarà qualcos’altro. Certo non aiuta – e anzi ci sembra il principale ostacolo, il vero muro invisibile – l’irrisolta questione del teatro Margherita, che pure negli accordi istituzionali sottoscritti dovrebbe rimanere, appunto, un teatro. Ma il sindaco non ha abbandonato del tutto l’idea del Bac (Bari arte contemporanea), la fondazione virtuale in nome della quale si svolge in queste settimane la mostra di Jimmie Durham.

A proposto del Margherita: a consolazione di chi si rammarica del fatto che il grande architetto britannico David Chipperfield non riesca ancora ad avere l’incarico di progettare il museo Bac nel teatro (quello che ha consegnato è solo uno studio di fattibilità) né tanto meno a realizzarlo, bisogna dire che le sue delusioni non vengono solo dai baresi. A Milano Chipperfield, vincitore di un concorso internazionale che risale al 1999, sta realizzando un museo nelle ex officine Ansaldo di Porta Genova. I lavori – dopo 13 anni – sono quasi al termine ma il maestro è sconfortato perché intanto non si sa più cosa farne. Abbandonata l’idea iniziale di un museo etnografico, si pensava ad una galleria di arte contemporanea, con spazi dedicati soprattutto alle mostre a rotazione. Così aveva deciso l’architetto Stefano Boeri quando era assessore alla cultura, incapace di resistere alla tentazione di lasciare un segno da architetto sull’opera di un collega. Poi Boeri è stato messo da parte dal sindaco Pisapia e del futuro dell’Ansaldo non si sa più nulla.

A chi gli chiede a cosa dovrebbe servire il suo museo, Chipperfield risponde: «A qualsiasi cosa, basta sceglierne una. Per ora è un involucro senz’anima. Manca uno sviluppo funzionale». Che fare, allora? «Non ne ho idea – confessa il maestro del minimalismo anglosassone -. L’edificio è costruito bene ma ora inizia la sua decadenza. Ansaldo è una tragedia: la città ha pagato per un museo vuoto e gigantesco». La rivista «Casabella» che pubblica solo opere di architettura realizzate, per il numero di giugno ha fatto uno strappo alla regola, proprio per il lavoro milanese di Chipperfield perché «illustra eloquentemente le ragioni per le quali l’Italia è un paese afflitto da un declino che pare irreversibile».

NICOLA SIGNORILE

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Pubblicato il 23|06|2013, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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