PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 08_05_2013

Un render del progetto di Cellini

Un render del progetto di Cellini

Chi l’ha detto che il ferro non è acqua? _ «Baricentrale» secondo Cellini

E se il fiume di ferro non fosse una metafora? Se Bari fosse tagliata in due da un Tevere, un Arno, un Adige qualsiasi, come si potrebbe risolvere il problema del collegamento tra il nord e il sud della città?

È questa la domanda che si son fatta l’architetto Francesco Cellini e il gruppo di progettisti impegnati nel concorso «Baricentrale». La gara internazionale di idee è stata vinta – come è noto – da Massimiliano e Doriana Fuksas, ma ciò non vuol dire che sugli altri nove progetti concorrenti debba scendere un sipario di indifferenza. Anzi, alcuni di essi offrono idee interessanti e intuizioni istruttive. E il paragone con il vittorioso Fuksas potrebbe essere utile anche all’amministrazione comunale che dovrà decidere cosa fare dopo le idee, come passare all’azione.

Finalmente ci sono grandi architetti che, come Cellini, dicono chiaro e tondo di no ai parcheggi interrati (che non siano pertinenziali e comunque lontano dal centro). Ed anzi propongono di eliminare i parcheggi privati nei pressi della stazione «la cui sola esistenza genera attrazione per ulteriore traffico privato». Dev’essere per questa franca opinione che non hanno vinto il concorso!

Dunque la squadra capitanata da Cellini (uno dei firmatario del Pug) e che riunisce lo studio Insula (Paolo Orsini, Eugenio Cipollone e Roberto Lorenzotti), il barese Stefano Serpenti, Federico Desideri e una serie di consulenti e di collaboratori, ha scelto di trattare il ferro come se fosse acqua e quindi ipotizza nuovi sottopassaggi e ponti sui binari che – al contrario dell’idea di Fuksas – restano a cielo aperto. Un ponte abitato, anzi tre, sul modello di Ponte Vecchio a Firenze. Le passerelle pedonali sono agganciate da due lunghi fabbricati, paralleli alla ferrovia, in modo da realizzare macro-isolati ortogonali, allineati alla maglia murattiana di cui sono una prosecuzione: «L’idea è quella di poter camminare da una parte all’altra della città senza accorgersi della presenza della ferrovia», si legge nella relazione al progetto.

La medesima immagine di Murattiano accresciuto ritroviamo nella proposta per la Porta Ovest, nell’area compresa tra l’asse Nord Sud e il Conservatorio. Qui approda il traffico proveniente dall’esterno con le nuove stazioni delle Fal e della Ferrotramviaria  e qui il traffico verso il centro assume il carattere della pedonalità, anche grazie al «people mover» realizzato sul viadotto di corso Italia. La Porta Ovest è un complesso edilizio grande quanto sedici isolati del Murattiano, con all’alterno una piazza urbana verde, ampia quattro ettari e mezzo e lunga mezzo chilometro, incorniciata da attività commerciali. Su una basamento compatto e omogeneo alto 9 metri si installano poi gli edifici residenziali a torre, che arrivano mediamente a contare 18 piani. Una pezzo di città poderoso.

A bilanciare il grande pieno della Porta Ovest c’è il grande vuoto dell’area Rossani. Il gruppo di Cellini propone di riconsiderare il vincolo apposto su alcuni edifici della ex caserma (giacché «di scarso valore architettonico») e di demolire tutto, per realizzare un parco unico, continuo e denso, quattro ettari di giardino botanico circondati da un porticato quadrato che riproduce i volumi demoliti e che è destinato alle funzioni culturali e artistiche richieste dal bando di gara. L’idea è quella di realizzare uno spazio verde interamente fruibile, l’obiettivo è «di aprire subito lo spazio ai cittadini».

È il caso di apprezzare come la risposta ad una domanda forte della cittadinanza  che si oppone a progetti speculativi sul patrimonio pubblico, avvenga in questo caso con un atto semplice e colto, di grande, raffinata architettura.  Come non sentire risuonare in questo progetto il gesto barocco del colonnato del Bernini a Roma? Una macchina della meraviglia, quel recinto che filtrava il denso, angusto tessuto urbano del Borgo con il sorprendete vuoto assoluto della piazza San Pietro. Prima che quei due scellerati di Piacentini e Spaccarelli – agenti della propaganda e della speculazione fascista – distruggessero tutto con l’orribile viale della Conciliazione.

NICOLA SIGNORILE

Pubblicato il 08|05|2013, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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