L’Aquila 5 maggio. Storici dell’arte e ricostruzione civile.

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I partecipanti alla manifestazione riuniti nella chiesa di S. Giuseppe Artigiano, L'Aquila | ph. Roberta Signorile

I partecipanti alla manifestazione riuniti nella chiesa di S. Giuseppe Artigiano, L’Aquila | ph. Roberta Signorile

Dopo il sisma gli storici dell’arte sulla ricostruzione «Attenti, L’Aquila non diventerà una Disneyland»

Mille e più di mille ieri (domenica 5 maggio, ndr)  in corteo fra i ruderi di una città uccisa. Non operai o studenti nè disoccupati. Ma storici dell’arte, provenienti da tutt’Italia per chiedere la ricostruzione del centro storico dell’Aquila: dei suoi monumenti, delle sue case e soprattutto della sua cittadinanza.

Tra gli storici, anche il neo ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, che ha scelto di non parlare nella assemblea tenuta ieri pomeriggio nella chiesa di san Giuseppe Artigiano. Ma di ascoltare, non senza imbarazzo, le caute aperture di credito verso il nuovo governo. Ci ha pensato Salvatore Settis – nell’applauditissimo intervento conclusivo – a ricordare al ministro di aver appena giurato, insieme a tutto il governo Letta, sulla Costituzione e sulla gerarchia di valori che essa stabilisce: i diritti vengono prima dell’economia e un diritto costituzionale é anche il diritto di resistenza al malgoverno, alle scelte che hanno prodotto in questi quattro anni dal terremoto l’esilio degli aquilani dalla loro città.

Gli storici dell’arte hanno accolto l’appello lanciato da Tomaso Montanari e da «Italia Nostra» per vedere con gli occhi la città moribonda e l’effetto tragico delle diciannove new town costruite sui suoli agricoli, dormitori in comodato d’uso, privi della minima ombra di socialità.

Montanari ha detto senza mezzi termini che la ricostruzione del centro storico dovrà avvenire anche attraverso la demolizione delle new town. E Settis ha ricordato che la responsabilità ha nomi e cognomi: il governo Berlusconi, il capo della protezione civile dell’epoca, Bertolaso, i costruttori che gioivano al telefono la notte del terremoto.

Ma tra gli effetti collaterali delle new town c’è anche l’ostilità crescente e totale degli storici dell’arte verso ogni possibile inserto di architettura contemporanea nel centro storico, che «dovrà essere ricostruito – ha detto l’ex presidente di Italia Nostra, Alessandra Mottola Molfino – com’era e dov’era», secondo uno slogan condiviso ormai dalle soprintendenze. Ne fa le spese Renzo Piano, bersaglio degli strali più acuminati a causa del suo auditorium provvisorio costruito per donazione della Provincia di Trento ai piedi del castello spagnolo. «Vadano a costruire le belle architetture nuove nelle periferie, per riqualificarle, ma via dal centro», ripetono tutti. Forti, ora, del vincolo paesaggistico diffuso imposto dalla direzione regionale dei Beni culturali (una battaglia di Italia Nostra) e sul cui modello sta per essere deciso anche a Bari per i quartieri Murat, Libertà, Madonnella e Bari vecchia.

È difficile contestare questo orientamento, camminando come ombre fra i ruderi di corso Vittorio Emanuele ancora puntellati e ingabbiati dalle impalcature di sicurezza, fra la chiesa di Santa Maria Paganica tenuta insieme dai cavi d’acciaio e il duomo tutt’ora scoperchiato.

Ma c’è un rischio anche nel restauro «com’era, dov’era»: trasformare la città in un parco a tema, una disneyland ad uso turistico. Ed è per questo che – ha sottolineato Montanari – non ci dovrà essere spazio nè per parcheggi interrati nè per centri commerciali. «Per scongiurare il rischio di farne un fondale per i turisti, nel centro dell’Aquila dovranno tornare ad abitare i suoi cittadini».

Che vogliano farlo, non c’è dubbio: la domenica sera scendono dalle new town e passeggiano sul corso, fra i ruderi, dove hanno riaperto solo un paio di caffè e un tabaccaio. Da un lato e dall’altro del lungo stradone, è ancora «zona rossa».

di NICOLA SIGNORILE

da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del  06/05/2013

 

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Pubblicato il 07|05|2013, in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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