PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 20_03_2013

Vista aerea di New York

Vista aerea di New York

Trionfo della città e legge “bella” da palazzinari _ Centro storico o suolo agricolo?

Ai sindaci riuniti lunedì scorso a Bari piace molto il disegno di legge «sulla bellezza» lanciato da Legambiente. Una legge, in realtà, da palazzinari (sia pure di « sinistra immobiliare»)  che asseconda il consumo di suolo fingendo di contrastarlo. È possibile che se ne riparli venerdì prossimo, nel convegno organizzato dall’Ordine degli architetti sul tema «Rigenerare nel paesaggio storico urbano». Tra i relatori c’è Bruno Gabrielli: è la voce dell’Associazione dei centri storici e artistici  ma anche il leader del gruppo che sta già lavorando al nuovo piano urbanistico di Bari. Non si tratta di una coincidenza:  senza dubbio anche la storia professionale dell’urbanista genovese ha pesato nella scelta della commissione che lo ha preferito agli altri blasonati concorrenti: Federico Oliva, Bernardo Secchi e Oriol Bohigas.

Gabrielli in questa avventura barese si trova a suo agio, dal momento che è ancora aperta la procedura di inchiesta pubblica sulla richiesta avanzata dalla Soprintendenza di un vicolo paesaggistico sui quartieri «storici» di Bari: Murat, Libertà e Madonnella (oltre che Bari vecchia, già vincolata per conto suo, anche se quelli che dovrebbero esercitare i poteri della tutela se ne erano dimenticati!). Il Comune, come è noto, ha cambiato idea: non condivide più l’approccio degli uffici periferici del Ministero dei Beni culturali e contrappone una dettagliata indicazione degli immobili o anche solo delle «cortine» da vincolare perché significativi e di pregio, mentre gli architetti della Soprintendenza mettono dentro bello e brutto, purché più vecchio di settant’anni.

Naturalmente, nell’estrema sintesi rischiamo di banalizzare i termini della spinosa faccenda ma nella contraddizione radicale si vede bene il nocciolo del problema: a quali condizioni il centro ottocentesco e primonovecentesco della città può continuare a trasformarsi, essere oggetto di strategie di rigenerazione urbana, di restauri ma anche di demolizioni e di ricostruzioni. E in definitiva, dirsi finalmente se i caratteri della città murattiana sono in qualche modo ancora persistenti o se invece non stiamo coltivando una mitologia.

Ci troviamo di fronte a quartieri diversi tra loro, con differenti livelli di manutenzione e di degardo e con popolazioni, servizi e attività economiche incomparabili. Non è insomma il centro storico al quale subito si pensa nella consuetudine italiana, almeno non quello di cui fare un luna park per i turisti, come propugna l’estetologo Marco Romano, teorico della riduzione delle città d’arte a parodia della loro storia medesima.

Né il tema è una esclusiva barese. Anzi. È stato appena pubblicato anche in Italia un bel libro, recente, dell’economista statunitense Edward Glaeser: si intitola «Il trionfo della città» (Bompiani ed., pp. 586, euro 23). Glaeser racconta New York e Detroit, Mumbai e Singapore, Parigi e Londra… La sua tesi è che la città sia la più grande invenzione dell’umanità e che ci renda più ricchi e felici. Il professore della Harward University è un convinto sostenitore della densificazione urbana e polemizza (con garbo) con la grande urbanista Jane Jacobs secondo la quale è invece il basso profilo edilizio del Greenwich Village la quintessenza della città felice.

I numeri, le statistiche, gli indici e gli spread (che ovviamente Glaeser maneggia con estrema disinvoltura) dimostrano il contrario. Bisogna fare le città più dense, gli edifici più alti, ma soprattutto bisogna concentrare le attività, avvicinare i cittadini, il tempo di lavoro e di svago, accorciare le distanze e ridurre i trasporti. Citiamo qualche sua parola, forse utile al dibattito barese: «Nelle città più vecchie, i conservazionisti possono essere dei grandi nemici del cambiamento. Possono esprimere le loro argomentazioni tirando in ballo la bellezza e la storia. (…) Numerosi edifici vanno certo protetti, ma le città devono crescere per prosperare. Non sarà mai facile stabilire il giusto equilibrio tra protezione dei tesori architettonici e consenso al cambiamento. (…) La chiave sta nello sfruttare al massimo lo spazio che si può destinare al cambiamento». E questo spazio Glaeser lo trova solo nella città costruita, nelle sue parti da demolire e ricostruire perché il nemico del successo della città è la sua espansione incontrollata, il divorare il suolo agricolo, il confondersi con il paesaggio rurale: «Dobbiamo smettere di idolatrare il possesso della casa che favorisce la formazione di distese suburbane (…) e smettere di idolatrare i villaggi rurali».

NICOLA SIGNORILE

Annunci

Pubblicato il 20|03|2013, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: