PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 06_03_2013

Foto aerea della Lama Picone

Foto aerea della Lama Picone

Colpo di grazia di Palazzo Spada ai “crediti edilizi” _ Piano regolatore, è allarme rosso 

«I crediti edilizi non esistono!». Come disse il mugnaio di Sans Souci: c’è un giudice a Berlino. E il nostro giudice oggi è il Consiglio di Stato che finalmente dice una parola chiara sulla pretesa di una «vocazione edificatoria» dei suoli, cioè  della possibilità di costruire da qualche parte in città come una promessa indissolubile, solo perché previsto in un vecchio piano regolatore.

Una bella grana per il Comune di Bari: qualcuno già si compiaceva del fatto che nella squadra raccolta intorno all’urbanista Bruno Gabrielli, incaricato di formare il nuovo piano urbanistico della città (il Pug) fosse entrato a pieno titolo Stefano Stanghellini, uno dei più convinti sostenitori di quella alchimia urbanistica che va sotto il nome di «credito edilizio», sia pure talvolta mascherato da «perequazione».

Il problema che Bari si trova davanti è abbastanza chiaro. Il nuovo piano urbanistico non può confermare le previsioni di espansione edilizia che caratterizzavano il vecchio (ma tutt’ora valido) Piano Quaroni, approvato quasi quarant’anni fa, in un’epoca in cui si sognava una città da mezzo milione di abitanti e più.

I progettisti del Dpp, (in testa, lo scomparso architetto Gianluigi Nigro) hanno quantificato l’eccedenza  in 15 milioni di metricubi, in parte concentrati sulla costa tra Japigia e San Giorgio e lungo le lame. Zone nelle quali, comunque, non si potrà più costruire perché lo vietano le leggi dello Stato. Nasce così l’idea di un parco della costa e della lame, che trova subito l’opposizione dei proprietari dei suoli «edificabili», secondo il piano Quaroni.

Nigro e i suoi, come da indicazioni dell’amministrazione comunale, pensano allora di «limitare i danni»: gran parte dei metri cubi da cancellare sarà fatta salva e trasformata  in «cubatura  volante»: da trasferire cioè in altre zone della città, su suoli da individuare e dove andranno a sommarsi ai metricubi già previsti. Sono questi i «crediti urbanistici» o «crediti edilizi», fondati sulla  promessa del piano Quaroni.

In questa rubrica abbiamo sostenuto che invece si tratta di una immotivata pretesa. Una opinione minoritaria, tacciata di eccessiva rigidità, ideologismo, scarso senso della realtà… Ma ora  confortata nientemeno che dal Consiglio di Stato.

La sentenza (n. 6656) è del 21 dicembre 2012. I massimi giudici amministrativi di Palazzo Spada sono stati chiamati a decidere sul ricorso del proprietario di un suolo di Monteroni, in provincia di Lecce, difeso dall’avv. Giovanni Pellegrino, per la riforma di una sentenza del Tar. Di che si tratta? Il comune salentino, che fino ad allora disponeva solo di un Piano di fabbricazione, nel 1996 ha approvato un piano regolatore con il quale un suolo edificabile (zona di completamento) viene destinato a «verde privato». Il proprietario del suolo si è sentito danneggiato da questa decisione, ritenendo che avesse ormai maturato un diritto a costruire. Ma prima il Tar e ora il Consiglio di Stato hanno stabilito che non è così: i crediti edilizi non esistono. Ma soprattutto Palazzo Spada afferma dei principi generali che fanno giustizia di una pasticciata per quanto esigua giurisprudenza sulla materia. Almeno un paio, li evidenziamo, grazie al commento dell’urbanista Edoardo Salzano.

Primo. «Non esiste alcun “diritto all’edificabilità” da parte del proprietario né se questi è stato in precedenza gratificato da una previsione edificatoria poi cancellata e neppure se , sulla base di quella previsione, aveva ottenuto l’approvazione di un piano di lottizzazione convenzionata e aveva stipulato con il comune i relativi atti». Ed è questo appunto il caso dei suoli di Loseto.

Secondo. «Non esiste impedimento giuridico a modificare le previsioni del piano regolatore comunale vigente ove ciò sia necessario senza che ciò comporti alcun obbligo di indennizzare o compensare in alcun modo il proprietario che abbia avuto una riduzione della utilizzabilità urbanistica della sua area».

A questo punto, l’assessore comunale all’urbanistica Elio Sannicandro  e la dirigente della ripartizione Annamaria Curcuruto dovrebbero riconsiderare i loro convincimenti e dare un diverso indirizzo a Gabrielli e alla sua squadra. D’altra parte, in Puglia il «credito edilizio» – introdotto furbescamente agli sgoccioli della giunta Fitto con l’articolo 7 della legge regionale n. 24 del 2004 – è stato abrogato con la successiva legge regionale n. 22 del 2006. Non è il caso di tenerne conto?

NICOLA SIGNORILE

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Pubblicato il 06|03|2013, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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