Archivio mensile:gennaio 2013

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 16_01_2013

Vista notturna del Palazzo Sgpe, ex sede dell'Enel

Vista notturna del Palazzo Sgpe, ex sede dell’Enel

«Il mondo di ieri serve solo all’accademia» _ Intervista impossibile a Bruno Zevi

Azzanna la pipa mentre parla tra i denti e gesticola assai. Con le mani squadra lo spazio davanti sé e guarda all’insù. Non c’è dubbio che sia lui, però un fantasma col papillon non s’era mai visto: nonostante sia scomparso già da tredici anni, Bruno Zevi è puntualissimo all’incontro. Dapprima riluttante, ha accettato di rilasciare questa intervista impossibile dopo aver letto quelle precedenti a Vittore Fiore e a Michele Cifarelli, con il quale aveva condiviso la militanza nel Partito d’Azione. A differenza di Fiore, Bruno Zevi un architetto lo è davvero, anzi professore e critico dell’architettura. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 09_01_2013

Piazza Umberto I in una cartolina del 1910 (foto Lobuono)

Piazza Umberto I in una cartolina del 1910 (foto Lobuono)

Spazio pubblico fra cancelli e vecchi merletti _ L’ingenua idea di recintare i giardini

L’idea di recintare con una cancellata piazza Umberto I per fronteggiare il degrado, sporcizia e microcriminalità è ingenua, oltreché superata.

Prima del senatore D’Ambrosio Lettieri e dei vertici cittadini del centrodestra – che l’hanno appena lanciata -, ci aveva già pensato qualcuno, tanti anni fa e riuscendovi, peraltro.

La piazza (solo metà, quella prospiciente il palazzo Ateneo) era già recintata il 24 aprile 1915, quando l’acqua del Sele zampillò per la prima volta dalla fontana dell’Acquedotto Pugliese, al centro di un giardino tutto pavesato. La recinzione (un muro basso sormontato da una cancellata di ferro battuto) era stata realizzata nel 1900 e inizialmente chiudeva con due battenti anche via Andrea da Bari. Ma agli inizi degli anni Trenta venne rimossa per ricongiungere il lato est al lato ovest, dove c’è il monumento equestre. E così andò in archivio il tentativo di imitare una risorgimentale «villa comunale» che Bari non ha mai avuto: la recinzione infatti non si addice allo spazio pubblico, ma resiste traccia della invalicabile proprietà privata – come oggetto architettonico nelle antiche ville espropriate alla nobiltà locale fra il decennio napoleonico e i primi anni dello stato unitario. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 02_01_2013

Michele Cifarelli

Michele Cifarelli

La protesta perpetua per l’ambiente _ Intervista impossibile a Michele Cifarelli

Gira la città con il naso all’insù. Ogni tanto si ferma, tira fuori dalla tasca della giacca un foglietto e prende appunti. La facciata di quel palazzo in rovina da restaurare, quell’altro monumento da ripulire, e poi la villetta abusiva in riva al mare… domani saranno l’oggetto di una interrogazione parlamentare o di una interpellanza al sindaco. Michele Cifarelli non perde una battuta e il suo spirito si muove ancora per le strade della città, indifferente alla morte che lo ha sorpreso a Roma nel 1998.

Dopo l’intervista impossibile a Vittore Fiore, due settimane fa, non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di una chiacchierata  (altrettanto impossibile) con il fantasma di Cifarelli.  Magistrato e antifascista, personaggio di spicco del Partito d’Azione e poi del Partito repubblicano, senatore e deputato della Repubblica, Cifarelli è stato ambientalista della primissima ora.

Tema obbligato della nostra conversazione: la prossima stagione urbanistica barese. Con l’anno nuovo potrebbe (il condizionale è d’obbligo) arrivare l’incarico per il nuovo piano regolatore della città, esattamente due secoli dopo la fondazione del borgo murattiano. E il piano urbanistico generale, chiunque lo scriva, dovrà tenere conto del documento programmatico preliminare che  «taglia» o «sposta» 15 milioni di potenziali metri cubi di cemento  per poter realizzare i parchi urbani, quello della costa e quello delle lame.

Senatore Cifarelli, crede che sia realizzabile il desiderio?

«È una operazione complicata, ma in queste cose bisogna avere pazienza. Pensiamo al Parco dell’Appia Antica, a Roma. Nel 1969, con Ugo La Malfa, presentai una proposta di legge per l’esproprio della campagna ai margini della regina viarum. Si trattava di dare attuazione alle modifiche al piano regolatore di Roma imposte dal ministro dei Lavori pubblici. Giacomo Mancini aveva eliminato milioni di metri cubi già previsti nel piano regolatore del ‘62 destinando 2.500 ettari a parco pubblico. La legge regionale che istituisce il parco è arrivata solo nel 1988, ma è stato un  passo avanti. Gliel’ho detto: bisogna avere pazienza».

E anche  coraggio. I proprietari delle aree che non sarebbero più edificabili, a Bari, sono sul piede di guerra. Chiedono i “crediti edilizi” e puntano l’indice contro gli ambientalisti, che dopo la faccenda di Punta Perotti appaiono sulla difensiva. Che ne pensa?

«L’ambientalismo ha le sue esigenze che vanno fatte rispettare, anche se scontano gravi ritardi e passività crescenti sul piano sociale. Bisogna controllare l’inquinamento, gli appalti, la progettazione, l’efficienza stessa degli interventi, per evitare la corruzione e lo sviluppo disordinato, il consumo del territorio. A causa delle vergogne urbanistiche e speculative, viviamo una fase barbara del nostro Paese. Ma la responsabilità è diffusa…»

Tutti colpevoli, nessun colpevole…

«No, voglio dire che serve un salto culturale, perché siffatti problemi di civiltà sono indubbiamente a monte di qualsiasi problema di ordine politico».

Lei stesso, però, da senatore, ha presentato proposte di legge per la tutela dell’ambiente e dei beni culturali. È inevitabile che la politica se ne occupi…

«Purtroppo».

In che senso?

«I partiti sottovalutano la tutela del patrimonio, perché i boschi e gli affreschi non fruttano voti. Se continuiamo così, vedremo cadere la Torre di Pisa, per cui non scende in piazza un sindacato o preme la burocrazia».

Meglio la società civile, allora?

«Ho partecipato con Antonio Cederna alla fondazione di Italia Nostra, nel 1955, perché la rivoluzione culturale per difendere l’ambiente e il paesaggio significava e credo significhi tuttora realizzare la Costituzione per la quale avevamo combattuto il fascismo e la monarchia. All’articolo 9, la nostra legge fondamentale stabilisce che la repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. In quella esperienza ci siamo ritrovati uniti uomini e donne che la politica divideva su altre questioni: oltre Cederna, c’erano Elena Croce, Umberto Zanotti Bianco e Desideria Pasolini dall’Onda».

Cosa vi spinse a creare Italia Nostra?

«Una circostanza concreta e l’urgenza di fermare un pericolo imminente: lo sventramento di un isolato nel centro storico di Roma. Poi la mobilitazione si è allargata, fino a diventare una protesta perpetua».

Protesta perpetua: assomiglia a lotta continua. Comunque, una bella espressione!

«Sì, ma non è mia. È frutto della penna dello scrittore Giorgio Bassani».

NICOLA SIGNORILE

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