Archivio mensile:giugno 2012

ABDR Architetti Associati _ Lectio Magistralis

Venerdì, 29 giugno 2012, in occasione della presentazione ufficiale del Workshop Internazionale di Progettazione Architettonica | Un Polo sportivo a Gallipoli per il Salento (che si terrà a Gallipoli nel mese di settembre), il gruppo ABDR terrà una Lectio Magistralis dal titolo Opere e progetti _ ieri, oggi, domani.

Durante l’incontro che si terrà a Lecce ( Convitto Palmieri ) e che avrà inizio alle ore 20.00 gli ABDR illustreranno la loro esperienza di progettazione che annovera, tra gli altri, le realizzazioni della Nuova Stazione Alta Velocità Roma Tiburtina (Roma, 2001), la ristrutturazione del Palazzo delle Esposizioni (Roma, 2003), la riqualificazione urbana Giustiniano Imperatore (Roma, 2005) e il Nuovo Teatro dell’Opera (Firenze, 2007).

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 27_06_2012

Nuovi o restaurati ma solo in città i tribunali dei cugini _ E Renzo Piano la spunta a Parigi

 

Sede unica o niente! Oggi la Commissione di manutenzione presso la corte di Appello deve decidere sul trasferimento urgente della Procura, ma fino all’ultima riunione ha rifiutato qualsiasi alternativa, sia pure provvisoria, che non sia la cittadella di Pizzarotti in suolo agricolo. Eppure è la stessa Commissione (non le stesse persone, naturalmente) che nel 2000 approvò il palazzo di via Nazariantz poi rivelatosi un rudere precoce. Eppure lo giudicò ottimo, addirittura un affare e ne consigliò l’acquisto al Comune (che per fortuna non ci cascò). Fu la stessa commissione a decidere che oltre agli uffici della procura e del gip lì ci potessero andare anche le aule di dibattimento, inducendo l’impresa a cambiare progetto in corso d’opera. Oggi la commissione torna a reclamare la sede unica, ben più ampia degli 80mila metri quadri effettivamente necessari, ma soprattutto fuori dalla città.
E i nostri cugini francesi, che fanno? Vediamo. 

Ormai si sta un po’ stretti nel Palazzo di Giustizia di Strasburgo. L’edificio progettato dall’architetto tedesco Skjold Neckelmann e costruito nel 1897 non è però da buttar via e perciò sarà ristrutturato ed ampliato aggiungendovi duemila metri quadri. Questo è ciò che prevede il progetto del catalano Jordi Garcés che ha vinto, insieme allo studio Serra-Vives-Cartagena, il concorso indetto un anno fa. I lavori, che cominceranno nel 2013 e termineranno nel 2016,  costeranno poco più di 63 milioni di euro (due terzi a carico dello Stato). In questo modo, Strasburgo continuerà ad avere il suo tribunale in pieno centro, sul Quai Finkmatt, a un paio di isolati dalla Biblioteca nazionale e dal teatro dell’Opera, tra un ristorante cinese e una bottega di tatuaggi. Ospiterà il Tribunal de Grande Instance, la Corte d’assise e la cancelleria commerciale. Il resto, in altri edifici sparsi qui e là (la procura è in place d’Islande) dal momento che in Francia non ha molto successo la teoria della sede unica. «In generale, un palazzo di giustizia si costruisce  intorno ad un’aula d’assise maestosa. Ma ciò che di questo progetto mi ha sedotto è che l’architetto ha ribaltato il concetto della costruzione mettendo in basso tutto ciò che si svolge in pubblico», ha spiegato Benoît Rault, il presidente del Tribunal de Grande Instance con uno slancio civico che ci lascia ammirati per la maniera di misurasi con i valori simbolici – in una democrazia – di certi luoghi.

A Parigi invece il nuovo tribunale lo costruirà l’italiano Renzo Piano. Nascerà nel quartiere di Batignolles, uno dei luoghi più amati dagli impressionisti (è a due passi da Montmartre), ma anche uno dei quartieri storici interessati da poderosi programmi di rigenerazione urbana.

Il progetto di Renzo Piano consiste in un edificio alto 160 metri, destinato perciò a modificare lo skyline della capitale francese. Si comincia a costruire l’anno prossimo, si finirà nel 2016.  Pur offrendo 90 aule d’udienza e la capacità di accogliere 9mila persone, nemmeno il nuovo palazzo di giustizia parigino sarà sede unica: alcuni uffici rimarranno dove sono, sparsi nella città e certamente la Corte d’appello resterà nella sua storica sede, all’Île de la Cité, che si specchia nella Senna.

Ciò nonostante, «questo è il più grande progetto mai condotto dal Ministero della Giustizia», ha detto il ministro Michel Mercier. E in effetti il costo dell’operazione si aggira sui 600 milioni di euro, in parte finanziamenti privati ottenuti attraverso un sistema di partenariato che assomiglia un po’ al project-financing, ma presuppone una gara autenticamente combattuta (non come si fa in Italia…). Renzo Piano infatti è il progettista scelto da un consorzio di imprese guidato da Bouygues Bâtiment Île-de-France, che ha sconfitto la Vinci Constrution con un progetto firmato da Rem Koolhaas (un altro grattacielo, beninteso).

La gara bandita dal Eppjp (l’ente pubblico messo su per gestire la costruzione del nuovo tribunale) ha mandato in archivio un altro precedente concorso, che risale a ben sei anni fa: allora si era scelto di costruire il palazzo di giustizia sul sito ferroviario dismesso di Tolbiac, salvando il vecchio mercato ortofruttolo all’ingrosso, scelta governativa contestata dalla municipalità di Parigi.

Ma non fu vana l’attesa: almeno Renzo Piano ci ha guadagnato, anche perché sembra che per il suo nuovo lavoro si sia ispirato ad uno dei progetti finalisti di Tolbiac: quello dello studio francese 3Box. Ma queste sono maldicenze del critico.

 NICOLA SIGNORILE

Bari futura. Dialoghi sull’urbanistica e l’architettura della città in trasformazione.

Locandina dell’evento

Martedì 26 giugno 2012, dalle ore 15.30, presso l’Aula Magna Attilio Alto del Politecnico di Bari, prosegue con un incontro pubblico dal titolo Presente e futuro del Partenariato Pubblico Privato nello sviluppo delle città il ciclo di dialoghi sull’urbanistica e sull’architettura promosso dall’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Bari, di concerto con il Politecnico di Bari e in collaborazione con l’ANCE BA-BAT.

L’incontro sarà l’occasione per un confronto sullo stato dell’arte del Partenariato pubblico-privato in Italia e in altri Paesi europei per la realizzazione di opere pubbliche nonché l’individuazione di eventuali prospettive future di realizzazione di progetti di trasformazione urbana.

Comunicato stampa e programma al link  http://www.poliba.it/images/stories/eventi_news/ppp_flayer.pdf

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 20_06_2012

Casa Petrini-Villani a Polignano

Il mistero moderno della casa con la doppia pelle _ A Polignano l’opera di Antonella Mari

 
I vicini si rodono dalla curiosità. Com’è all’interno quella casa? Come ci vivono, lì? Che starà cucinando la signora? La casa Petrini-Villani è un piccolo mistero, a Polignano. Senza balconi, con le finestre schermate da una grande parete traforata di legno e ferro, non consente sguardi indiscreti.
 
Chi ha vissuto in una casa di campagna, si trasferisce in città inseguito da un sottile disagio: ha bisogno di sottrarsi alla invadenza del vicinato. Difendere la propria privacy, si dice con una espressione che la butta subito sul contenzioso legale ignorando invece la contraddizione che segna l’abitare urbano, teso tra la necessità della relazione sociale permanente e la definizione di una autonomia individuale. È questo, dopo tutto, che fa grande e insostituibile la città.
 
La casa progettata da Antonella Mari (con Matteo Lorusso, Wanessa Bruno e Antonio Lonuzzo) ai margini del quartiere ottocentesco della cittadina sulla costa rispecchia pienamente questa contraddizione vitale. E così  risponde alle esigenze dei proprietari della casa unifamiliare che si son visti assegnare per questa loro nuova casa il Premio Apulia 2012 istituito con la legge regionale n. 14 e destinato appunto alla committenza delle opere di architettura contemporanea.
 
C’è stato un dialogo intenso tra i padroni di casa e i loro architetti che sono riusciti a tradurre in un linguaggio formale assai controllato la domanda di spazi domestici, ma anche a convincere i propri clienti ad accettare scelte coraggiose, fuori dal comune. Come la  scala vetrata che, al centro dell’edificio, è anche un pozzo di luce. Convinti tutti, tranne il cane che mostra ancora un certa insofferenza per queste scelte di leggerezza e trasparenza così poco… tettoniche.
 
Il fabbricato è il risultato della ristrutturazione e sopraelevazione di un edificio compreso fra altre costruzioni, in un isolato. Dagli originari 4 metri e mezzo di altezza, l’edificio è cresciuto fino 7 metri (nella parte arretrata rispetto al fronte stradale) ma la differenza tra la preesistenza e il nuovo è fortemente segnata: su un basamento murario intonacato, il prospetto si completa con una doppia facciata: il sistema (già accennato) di pannelli di acciaio e di piastrelle di legno scuro che scherma e protegge le ampie vetrature più interne.
 
Il traforo della nuova parete  priva di aggetti  cita analoghe soluzioni adottate da Herzog e De Meuron al Museo del Flamenco a Jerez de la Frontera, ma soprattutto nella sopraelevazione del Caixa Forum di Madrid. Non si può ridurre – tuttavia  – al puro gesto estetico la scelta operata sulla doppia facciata della casa Petrini-Villani che risponde, oltre che alla domanda di riservatezza, anche e con efficienza alla necessità del controllo climatico ed energetico dell’edificio che trova sulla via Fattoi il suo unico affaccio.
 
La composita facciata risolve il problema – che è un problema cruciale – dell’inserimento della nuova architettura in un tessuto urbano consolidato e in particolare nella città storica: al volume opaco del piano terra, intonacato, è affidato il compito di dialogare con l’intorno e di assicurare continuità visiva all’isolato; allo schermo di ferro e legno – tessuto in una alternanza casuale di pieni e di vuoti – è affidato l’incarico di affermare l’autonomia dell’espressione formale della architettura nuova che si oppone alle lusinghe del mimetismo e ai rischi del pittoresco  mentre afferma  la piena cittadinanza della contemporaneità.
 
Da questo punto di vista, l’opera di Antonella Mari  – in coerenza con le altre opere segnalate dalla giuria del Premio Apulia nella medesima sezione riservata alla committenza (e in particolare al barese palazzo Picos  01 di Lorenzo Netti, alla leccese case a ballatoio di Alfredo Foresta  e al condominio realizzato da Stefano Serpenti a Casamassima) – dimostra l’affermarsi in questa edizione del Premio Apulia di una linea assai emancipata rispetto alla modesta lettura che della scena pugliese aveva tracciato Franco Purini nel suo saggio laterziano La misura italiana dell’architettura.

                                                                                                                                                                                                                                                                                             NICOLA SIGNORILE

Bari futura. Dialoghi sull’urbanistica e l’architettura della città in trasformazione.

Locandina dell’evento

Martedì 19 giugno 2012, dalle ore 16.00, presso la Sala Conferenze del Politecnico di Bari, prosegue con un incontro pubblico il ciclo di dialoghi sull’urbanistica e sull’architettura della città promosso dall’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Bari, di concerto con il Politecnico di Bari.

In concomitanza con la pubblicazione del Concorso internazionale di idee “Baricentrale” (www.baricentrale.net) che invita i progettisti italiani ed europei a immaginare una grande trasformazione delle aree centrali del capoluogo, amministratori, studiosi ed esperti discuteranno con la cittadinanza le opportunità e le prospettive aperte dalla trasformazione urbana di un intervento che si estende complessivamente per circa 78 ettari su una lunghezza di oltre 3 km.

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