Archivio mensile:maggio 2012

Apocalypse town. Cronache dalla fine della civiltà urbana _ presentazione del libro

Copertina del libro

Oggi, 31 Maggio 2012, presso la Libreria Laterza a Bari alle ore 18.00 verrà presentato il libro “Apocalypse town. Cronache dalla fine della civiltà urbana”.

L’autore del libro, Alessandro Coppola (assegnista di ricerca presso il Politecnico di Milano. È stato un International Fellow in Urban Studies presso la Johns Hopkins University a Baltimora), ragiona su alcune realtà americane dove il distacco dai meccanismi dell’economia globale ha dato vita ad effetti sociali, urbanistici ed architettonici riconducibili a nuove forme urbane.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_05_2012

 

Render del progetto

Gilda e l’assassino: giallo al museo di Santa Scolastica _ Il progetto, un ritorno al passato

La scoperta, che possiamo annunciare in anteprima, delle fondamenta della chiesa di San Pietro a Bari vecchia è una magra consolazione. L’affiorare con gli scavi archeologici in atto nell’area accanto all’ex monastero di Santa Scolastica delle tracce delle absidi conferma che avevano ragione tutti quelli che protestarono contro il progetto di padiglione strallato da costruire proprio lì. Le proteste per una decisione che avrebbe compromesso gli ulteriori scavi archeologici convinsero l’ex presidente della Provincia, Enzo Divella, a seppellire il progetto redatto nel 2005 dall’architetto Marcello Benedettelli (soprintendente barese ai Beni architettonici e del paesaggio) con la consulenza dell’architetto Gianni Vincenti.

Divella prese allora la decisione (coraggiosa, per Bari, addirittura temeraria) di bandire un concorso internazionale di progettazione. Concorso purtroppo naufragato dopo la sonora bocciatura del progetto vincitore nel 2008 (capogruppo, l’architetto Mari di Bologna) da parte del comitato di esperti del ministero dei Beni culturali. Bisogna dire che i «giudici» romani ebbero un grosso aiuto dalla giuria del concorso che aveva scelto «il migliore» preferendolo a progetti con ben altre qualità. Citiamo, ad esempio, il progetto di Gae Aulenti e dell’archeologo Giuliano Volpe, solo perché il duetto ha appena condotto il restauro e l’allestimento museale di palazzo Branciforte a Palermo: ne ha puntualmente raccontato Giacomo Annibaldis ai lettori della Gazzetta, domenica scorsa.

Il braccio di ferro istituzionale  poteva riconsegnare la progettazione nelle mani dei tecnici di Stato, come puntualmente è avvenuto. Prima un progetto firmato dallo stesso direttore regionale dei Beni culturali per la Puglia, Ruggero Martines, poi – quando si è reso disponibile un finanziamento regionale di poco meno di due milioni di euro – un nuovo progetto firmato da Teresa Elena Cinquantaquattro (soprintendente all’Archeologia di Napoli e Pompei) e da Francesco Longobardi (architetto della direzione pugliese per i beni culturali).

In effetti quest’ultimo progetto è una revisione di quello di Martines, che a sua volta era un ritorno all’idea di Benedettelli: lega i tre progetti la medesima idea di vendetta nei confronti del bel restauro condotto negli anni Settanta da Angelo Ambrosi e Giuseppe Radicchio. Vendetta sfumata nei toni col passare del tempo ma riconfermata dalla demolizione dell’aula sospesa. Sarà certo una coincidenza: il progetto delle cosiddette «proposte migliorative»  con cui le imprese Vincenzo Modugno di Capua e Antonio Resta di Bari si sono aggiudicate l’appalto dei lavori è firmato dall’architetto Gianni Vincenti, già collaboratore di Benedettelli nel primo progetto. E così il cerchio si chiude.

Di nuovo, c’è l’apertura di un ingresso verso il mare, unico frutto delle  buone proposte partorite dal concorso. All’idea di Martines – che aveva concepito un ponte pedonale per scavalcare il traffico del lungomare e finire dritto dritto nel porto, in bocca ai croceristi – si è voluto rinunciare nell’ultima edizione, ma l’intenzione di indirizzare tutti gli sforzi al fast food dei turisti resiste prepotente nel tracciato dell’«Art-way». Sotto il belletto dell’espressione inglese rimane il percorso che il visitatore dovrà intraprendere entrando dal lungomare: a lui si offre un «assaggio» del museo che verrà, chissà quando. Per il momento, si lavora al solo piano terra. Se esiste un progetto anche per l’intero complesso di Santa Scolastica non siamo tenuti a sapere: tutto è avvolto nelle nebbie ministeriali. Dobbiamo accontentarci allora degli inquietanti rendering offerti in pasto alla stampa e ai curiosi. Ce n’è uno che sembra un thriller: esterno notte, una donna sola in abito da sera che pare Rita Hayworth in Gilda aspetta qualcuno davanti al museo e intanto incombe la sagoma di un uomo: è di spalle, intabarrato e nero. Sarà l’assassino? Involontaria metafora della minaccia alla bellezza.

I progetti veri comunque restano ignoti, protetti dalla gelosa riservatezza degli uffici che finalmente si sono ripresi il giocattolo. Un giocattolo che la Provincia ha perduto forse definitivamente con il protocollo di intesa sottoscritto il 30 ottobre 2010. D’altra parte, dacché è iniziata questa vicenda, la Provincia ha finto di convocare inutili comitati, ma non ha mai detto né come né con chi intende gestire il museo.

NICOLA SIGNORILE


Lezione aperta con Angelo Ambrosi

Locandina dell’evento

Mercoledì, 30 Maggio 2012, presso l’aula S1 delle Officine Politecnico (via G. Amendola, 132) si terrà una lezione aperta con il prof. arch. Angelo Ambrosi (professore di Disegno dell’Architettura presso il Politecnico di Bari).

Nell’ambito del corso di Composizione architettonica I, tenuto dal prof. arch. Lorenzo Netti, il prof. arch. Angelo Ambrosi terrà una riflessione sul tema del laboratorio d’anno del corso stesso: la facciata.

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 23_05_2012

Foggia Festival InnovAbilia

Oggetti diversi dai neomateriali in tutti i sensi _ Nove designer a Innovabilia

 

Un bracciale che ti avverte di un attacco di allergia, una tazza che cambia colore per non farti scottare, un piatto-tegame per chi non può afferrare saldamente gli oggetti, un paio di occhiali che fanno vedere gli ostacoli a chi non ha la vista, una collana che fa parlare chi non ha voce. Il design di ricerca incontra la vita dei diversamente abili: una rassegna di idee progettuali è stata presentata nei giorni scorsi a Innovabilia  a Foggia. La mostra, intitolata Diverso Design, è stata concepita però a Bari e baresi sono i curatori, Trevisi e Pagnelli.
L’orizzonte su cui si sono misurati i nove autori è quello che alla progettazione degli oggetti dispiegano le nuove tecnologie e soprattutto i nuovi materiali.  Situazione ingannevole, perché il rischio maggiore – in questi casi  – è di far invecchiare il nuovo prima che nasca. È quel che succede rispettando una tradizionale gerarchia tra progetto e materiale. I neomateriali, invece, reclamano che il progetto scaturisca proprio dalle loro inedite qualità.
Alla sfera della esperienza tattile si riferiscono i progetti di Renata Del Medico, Francesco Mancini, Daniele Trevisi e Antonella Mari. La prima ha concepito «Assunta la Morra», un dispositivo che riassume i tre gesti dell’antico gioco cinese, una specie di guanto con zone diversamente colorate che si accendono grazie all’impulso di micromovimenti della mano. Il secondo ha invece reinventato le spine elettriche pensando a chi ha difficoltà ad afferrare quegli oggetti troppo piccoli o dalla superficie scivolosa. Antonella Mari con «Cookeat» ha riunito tre azioni: cucinare, trasportare e mangiare in un unico oggetto, un tegame-sacchetto-piatto realizzato in silicone per alimenti, un materiale resistente alle alte temperature, la cui duttilità ha suscitato la forma a marsupio. Inoltre, l’aggiunta di materiale termosensibile nei punti di presa indica al tatto la temperatura del contenuto. Una preoccupazione, questa, che ha guidato anche Trevisi nel concepire una tazza  destinata a chi non sente né il caldo né il freddo nelle mani: l’oggetto cambia colore a seconda della temperatura.
Come ha notato di recente Ezio Manzini nel saggio Tra materialità e virtualità. Superfici comunicative e oggetti interattivi (Costa e Nolan ed.):  «da un sistema di oggetti fisici e identificabili (oggetti materiali, individuali, dotati ciascuno della propria intrinseca identità) si è arrivati a un continuum di superfici comunicative, la cui identità è quella del messaggio che su di esse viene proiettato o della performance che esse producono». Di questa metamorfosi delle superfici e dunque anche della pelle umana è consapevole Gloria Valente quando affronta le disabilità che possono derivare  da patologie subdole, come le allergie: per i bambini che ne soffrono l’architetto ha pensato ad un bracciale, decorato con pesciolini che si incastrano nelle loro forme sinuose e dotati di piccoli occhi, in realtà sensori ad infrarossi che a contatto con la pelle rilevano i dosaggi dei mediatori bioumorali delle reazioni allergiche (come Istamina e Ige) e lanciano l’allarme, così da intervenire tempestivamente. Dal bracciale alla collana il passo è breve e l’ha compiuto  Gavy Fogu con un laringofono mimetizzato in un collare di argento elastico. Un gioiello unisex. Si chiama Joywox e permette di parlare a chi la voce non ce l’ha.
Un gruppo, infine, si è avventurato nel territorio – fondamentale nell’architettura- della presenza dinamica del corpo nello spazio. Beppe Adito ha dotato un paio di occhiali di sensori e microfoni per consentire a un ipovedente di muoversi in uno spazio domestico affollato di cose senza andarci a sbattere: se ci si avvina troppo all’ostacolo, comincia a suonare, come le automobili nei parcheggi difficili. Stesso obiettivo per Gianfranco Pagnelli che anziché il suono sfrutta la pressione generata sulla pelle da un «robot organico» capace di misurare in frazioni di secondo la distanza delle cose, da 2 centimetri fino a 3 metri e mezzo. Tommaso Rossano invece ha sviluppato il più antico degli strumenti dei ciechi, il bastone, e l’ha dotato di mini casse acustiche collegabili a i-Pod, i-Pad, lettori MP3 ed ogni altro genere di supporto tecnologico.
In tutti questi progetti emerge l’intenzione di andare oltre la dimensione della protesi modificando l’interfaccia tra l’uomo – non necessariamente disabile –  e l’ambiente. Il fatto ci ricorda un progetto del 1998 del geniale Rem Koolhaas. L’architetto olandese ha trasformato  l’handicap in una risorsa che ha conferito alla casa di Bordeaux disegnata per un uomo che vive su una sedia a rotelle il carattere della innovazione non aggiungendo una protesi tecnologica (l’ascensore) alla casa tradizionale, ma facendo radicalmente della «protesi» l’essenza dello spazio abitativo: una piattaforma di quasi dieci metri quadrati che sale e scende per i tre livelli della casa (cucina, soggiorno e camere da letto), scorrendo lungo una libreria verticale. «Il movimento della piattaforma – ha notato Patrizia Mello (in Design contemporaneo, Electa ed.) cambia continuamente l’architettura della casa. Una vera e propria casa-protesi, improntata  – paradossalmente – alla mobilità della visione».   

NICOLA SIGNORILE

Franco Albini: i padiglioni Ina nelle Fiere di Bari e Milano _ presentazione del libro

Locandina dell’evento

Domani, 21 Maggio 2012, presso la LIbreria Laterza a Bari alle ore 18.20 verrà presentata la collana “Letture di architettura” e il volume di Federico Bucci su Albini e sui suoi padiglioni progettati per le Fiere di Bari e Milano.

Del libro ricordiamo una recensione di qualche tempo fa nella rubrica Piazza Grande, in cui viene tracciato il quadro in cui rientra il lavoro di Albini e il prolifico lavoro degli architetti razionalisti italiani.

All’incontro moderato da Maria Laterza interverranno Nicola Signorile, Giuseppe Monti, Lorenzo Netti, Mario Ferrari.

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